lunedì 27 gennaio 2014

Sapone alla camomilla



Ho già detto più volte come l'autoproduzione sia un'attività ecologica, piacevole, creativa e di enorme soddisfazione. 

Secondo me, una delle più soddisfacenti autoproduzioni è fare il sapone. 
La saponificazione con il metodo a freddo, con le dovute precauzioni, è un'attività alla portata di tutti. 
Il sapone è il risultato della reazione chimica tra un grasso (gli olii) e la soda caustica; la soda converte lentamente l'olio in sapone. Questo procedimento, alla fine della stagionatura, fornisce un sapone morbido e nutriente, i saponi prodotti con questo metodo sono naturalmente ricchi di glicerina, prodotta durante la reazione di saponificazione.

Le cose importanti da sapere prima di iniziare a fare il sapone in casa sono due:
  • le regole di sicurezza: conservare la soda caustica, altamente corrosiva ed ustionante, nel suo contenitore chiuso e al di fuori della portata di bambini e animali domestici, indossare guanti di gomma ed occhiali durante la saponificazione, versare la soda nel liquido e mai il contrario.
  • è necessario pesare con assoluta precisione gli ingredienti, perchè anche solo pochi grammi di differenza, cambiano notevolmente il sapone, che può quindi essere caustico.
Per chi volesse sperimentare l'avventura della saponificazione, ecco la ricetta per fare un sapone emolliente ed antinfiammatorio, adatto alle pelli più sensibili e delicate, arrossate e screpolate..................un sapone alla camomilla.

Ingredienti (per circa 1800 gr. di sapone "secco"):
  • 1000 gr. di olio extravergine di oliva
  • 250 gr. di olio di cocco
  • 150 gr. di olio di ricino
  • 100 gr. di burro di karitè

  • 450 gr. di infuso di camomilla
  • 204 gr. di soda caustica

  • 20 gr. di oleolito di calendula
  • 25 gr. di oleolito di camomilla
  • 8 gr. di fiori di camomilla
  • 6 gr. di farina di riso
  • 40 gocce di olio essenziale di camomilla romana
  • 20 gocce di olio essenziale di lavanda

Per prima cosa preparare un infuso di camomilla piuttosto concentrato, con circa 500 ml. di acqua e lasciarlo raffreddare completamente a temperatura ambiente.

Quando l'infuso è completamente freddo, preparare l'area di lavoro con tutto il necessario: una bilancia di precisione, recipienti in plastica dura, guanti di gomma, occhialini, un frullatore ad immersione, cucchiai di legno, un termometro tipo quelli da cucina, forme per colare il sapone (contenitori in tetrapack, vaschette del gelato, stampi in silicone, ecc.), pellicola da cucina, una vecchia coperta.

Indossare quindi i guanti e gli occhiali e procedere a pesare l'esatta quantità di infuso in un boccale di plastica dura dalla capacità di circa 500 ml. (se la quantità di infuso si fosse ridotta troppo, aggiungere acqua fino al raggiungimento di 450 gr.).In un altro bicchiere di plastica dura pesare l'esatta quantità di soda. Mettere per sicurezza il boccale contenente l'infuso all'interno del lavandino o di un catino e, lentamente, versare la soda dentro l'infuso, mescolando con una paletta o un cucchiaio di plastica.


La soluzione di soda ed infuso raggiungeranno una temperatura molto elevata, intorno agli 80°, prestare quindi molta attenzione anche a non respirare i vapori prodotti.
Lasciare ora raffreddare la soluzione con la soda e nel frattempo pesare, all'interno di una pentola in acciaio, la quantità esatta di olii e burro.


Misurare con il termometro la temperatura della soluzione con la soda e quando questa ha raggiunto circa 55°, iniziare a scaldare gli olii sul fornello, a fuoco dolce. Controllare spesso la temperatura degli olii, che non devono scaldarsi troppo, ma raggiungere la temperatura di 45° circa.

Nel frattempo che gli olii si scaldano, preparare in una ciotolina gli ingredienti aggiuntivi che andremo ad aggiungere nella fase di nastro (oleoliti, farina di riso ed olii essenziali). Pesare a parte anche la giusta quantità di fiori di camomilla e mettere da parte.


Quando gli olii avranno raggiunto la giusta temperatura, circa 45°, togliere la pentola dal fuoco e versarli in un contenitore di plastica dura, abbastanza capiente da contenere gli olii e la soda e lasciare anche un certo spazio che permetta la frullatura. 



A questo punto controllare la temperatura della soda e, se ha raggiunto la temperatura di circa 45° (olii e soda devono essere alla stessa temperatura), versarla lentamente dentro gli olii, mescolando con un cucchiaio di legno o di plastica.

Dopo una prima amalgamata con il cucchiaio, iniziare a frullare con il frullatore.




Vedrete che il tutto si opacizzerà e comincerà ad assomigliare ad una crema. 




Ad un certo punto vedrete che, alzando il frullatore, la pasta che cadrà resterà un attimo in superfice prima di affondare.....questa è la cosiddetta fase di nastro, quella fase in cui si versano i nutrienti aggiuntivi, i pigmenti e gli olii essenziali.
Aggiungere quindi gli ingredienti preparati in precedenza dentro la pasta di sapone


 e mescolare con cura.



Quando il tutto sarà ben amalgamato, aggiungere anche i fiori di camomilla e mescolare per incorporarli omogeneamente.


A questo punto non resta che versare il sapone negli stampi prescelti. Io ho usato uno stampo in legno autocostruito (da mio marito :-)) ed uno in silicone, ma andranno benissimo anche dei cartoni in tetrapack o delle vaschette in plastica del gelato o i contenitori della margarina. L'importante è che siano di plastica morbida che permettano successivamente l'estrazione del sapone.


Ricoprire quindi gli stampi con pellicola da cucina e poi con una vecchia coperta, per mantenere il calore, che permetterà di continuare il processo di saponificazione. 

Lasciare il sapone negli stampi al caldo per 2 giorni, dopodichè estrarlo ed appoggiarlo su un piano.


Procedere infine al taglio del sapone (se si sono utilizzati singoli stampi non ci sarà bisogno di tagliarli).




Io ho utilizzato un'apposita taglierina (sempre autocostruita da mio marito) ed una speciale lama per creare l'effetto ondulato, ma si potrà utilizzare anche un semplice coltello con la lama piuttosto lunga e rigida.


L'ultima operazione da effettuare è quella di mettere i saponi ad asciugare sopra una griglia, in maniera che respirino e si possano seccare.




I saponi dovranno stagionare per almeno 30 giorni prima di poter essere utilizzati, ma l'ideale è una stagionatura di 45-50 giorni......il sapone fatto in casa migliora con il tempo!

Ed ecco il vostro sapone autoprodotto.......fatemi sapere com'è andata :-)

Con questo post partecipo al Linky Party di Primavera di De Petits Coins


Con questo post partecipo al contest per il 3° compliblog di Gocce d'Aria




giovedì 23 gennaio 2014

Obsolescenza programmata, spreco di risorse




Una delle conseguenze della logica economica dell' usa e getta e della crescita infinita è l'obsolescenza programmata, un insieme di tecniche di cui i produttori di beni si avvalgono per ridurre la durata potenziale dei prodotti. In pratica chi progetta un determinato prodotto di largo consumo inserisce deliberatamente un punto debole per far sì che il prodotto stesso sia usurato o guasto in un tempo prestabilito, molto inferiore a quello potenziale, rendendo altresì impossibile ripararlo. Ovviamente tutto ciò è una strategia messa in atto dai produttori per mantenere alta la domanda di merci, nell'ottica folle della crescita illimitata dei consumi.

La prima volta che venne adottata questa pratica fu per la lampadina ad incandescenza. I principali produttori di lampadine di tutto il mondo, nel lontano 1924, si riunirono in segreto con lo scopo di concordare produzione, prezzi e, successivamente, una riduzione della durata delle lampadine portandola a meno della metà della durata che avevano avuto fino ad allora, realizzando ed inserendo filamenti più fragili.


L'altro caso storico fu quello del 1940 che riguardò il nylon, fibra sintetica straordinariamente resistente, utilizzato per produrre le calze da donna. Siccome le calze erano appunto molto resistenti, dopo un primo boom, le vendite calarono drasticamente in quanto non c'era la necessità di sostituirle, così gli ingegneri vennero incaricati di trovare il sistema di indebolire la fibra. Modificando certi additivi che proteggevano la fibra dai raggi UV, l'hanno resa più fragile, creando quindi calze di qualità e durata inferiore, che così andavano presto sostituite, aumentando artificiosamente i consumi.

Al giorno d'oggi sono tantissimi i beni di largo consumo vittime di questa pratica, basti pensare a stampanti che si bloccano dopo un numero prestabilito di copie, a lavatrici fabbricate con barre di riscaldamento in metalli che arruginiscono facilmente, a spazzolini da denti a batteria con la pila sigillata all'interno e quindi insostituibile,  a chiusure lampo fatte in modo da rompersi molto prima del dovuto, ad elettrodomestici non riparabili a causa dell'irreperibilità dei pezzi di ricambio. 

Nel tempo i modi per rendere vecchi gli oggetti si sono diversificati. Oltre alla progettazione per un funzionamento limitato nel tempo e con componenti non riparabili, un altro modo è quello di rendere gli oggetti non più compatibili con il sistema nel quale funzionano, come ad esempio, in ambito di computer, i vecchi software che non girano più sui nuovi sistemi operativi e viceversa.
Anche estetica e design sono sempre studiati per far sentire fuori moda chi utilizza vecchi modelli, con l'aiuto di strategiche campagne pubblicitarie, creando così anche una obsolescenza "percepita".
 
Insomma, è da quasi un secolo che questa strategia di mercato, supportata dal meticoloso lavoro di ingegneri e ricercatori, viene messa in atto per aumentare artificiosamente i nostri consumi!
Siamo quindi tutti vittime di questa pratica industriale, folle per i consumatori e per il Pianeta, ma molto redditizia per i produttori!

Tutto questo è spiegato nell'interessante documentario spagnolo "Comprare, buttare, comprare", che ci spiega anche dove finisce l'enorme massa di rifiuti elettrici ed elettronici prodotta da questo sistema di consumo.



Questa è solo la prima parte del documentario, potete trovare le altre tre parti su YouTube.

Con l'obsolescenza programmata buttiamo via oggetti, risorse naturali, energia ed anche il tempo che è stato necessario per produrre e per comprare tali oggetti.
Questo sistema di consumo infinito e questa economia dello spreco costano anche carissimi in termini ambientali, poichè la continua produzione richiede un continuo utilizzo di risorse, spesso non rinnovabili, generando inoltre un'enorme quantità di rifiuti elettrici ed elettronici, i cosiddetti e-waste, per lo più accumulati in gigantesche discariche a cielo aperto situate nei Paesi del Terzo Mondo. Tali rifiuti vengono bruciati immettendo sostanze inquinanti come la diossina ed altre, a causa dei metalli pesanti e tossici in essi contenuti.


Ma, fortunatamente, alcuni Stati hanno cominciato a pretendere maggiori prestazioni dai produttori, studiando leggi che tutelino il consumatore da tale pratica e favorendo anche la creazione di posti di lavoro legati alla riparazione degli oggetti.
Anche in Italia è stata recentemente presentata una proposta di legge per contrastare l'obsolescenza programmata. Una proposta che prevede l'aumento obbligatorio del periodo di garanzia dei beni, l'obbligo di fornitura dei pezzi di ricambio e l'obbligo di rendere disponibili le istruzioni per la riparazione da parte dei produttori. 
La proposta, se tramutata in legge, porterebbe benefici all'ambiente, ai consumatori ed anche all'occupazione, in quanto potrebbe essere re-inventato il mestiere di artigiano riparatore.

Purtroppo la logica della crescita infinita, che ha dato origine all'obsolescenza programmata, è la logica sostenuta da ogni politico ed economista, per loro un'economia in crescita è sinonimo di buona economia.....ma per mantenere la nostra attuale economia servirebbero le risorse di tre Terre, mentre noi ne abbiamo una sola!
Da un lato stiamo esaurendo le risorse non rinnovabili e dall'altro stiamo accumulando rifiuti in maniera allarmante. Inoltre la sola crescita materiale, basata sul continuo consumo di beni e misurata attraverso il PIL, non porta un maggior benessere. Sono necessarie anche altre forme di ricchezza, pubblica e sociale, come la giustizia, l'eguaglianza sociale, il welfare, il carattere democratico delle istituzioni, le buone relazioni tra le persone, la sostenibilità ecologica.....insomma ricchezze più essenziali che migliorano la qualità della vita!

Questo è anche uno dei concetti di base del movimento della  Decrescita, di cui Serge Latouche è il principale fautore, che promuove una vera e propria rivoluzione culturale, un cambio di mentalità, il passaggio da una logica dell'usa e getta ad una logica del riduco, riuso, riciclo.


Oltre agli interventi politici, con leggi apposite, è necessario appunto un cambio di mentalità da parte di noi tutti, in prima persona. E' possibile reagire a questa imposizione con le nostre scelte quotidiane, riducendo i consumi, autoproducendo il più possibile e chiedendoci prima di ogni acquisto se quel bene è realmente necessario oppure si tratta di un bisogno indotto dalla pubblicità o dalla società in cui viviamo. Si può reagire riutilizzando gli oggetti, magari reinventandoli con un po' di fantasia ed infine riciclandoli in ogni modo possibile.


C'è chi crea movimenti ed organizza incontri pubblici e, per contrastare l'obsolescenza programmata, mette insieme risorse e creatività creando progetti ambiziosi, come laboratori ai quali partecipano sia costruttori di pezzi di ricambio fatti con le stampanti 3D sia riparatori di oggetti. Sono incontri a cui partecipano volontari disposti ad aggiustare gli oggetti portati da persone disponibili ad imparare l'arte della riparazione.......sono i Repair Cafè  in Francia e Olanda, i  Restart Party in Inghilterra, altri progetti anche in Belgio, negli Stati Uniti e qualche iniziativa c'è anche in Italia.

Questa è la chiave per cambiare da subito, senza dover aspettare i tempi lunghi delle istituzioni, perchè lo sviluppo vero è quello che sì, assicura prosperità, ma riducendo l'utilizzo delle risorse e producendo la minor quantità possibile di rifiuti.

Per concludere, citando Gandhi, sulla Terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti, ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi!




 

domenica 19 gennaio 2014

Brioches vegan con pasta madre


Visto che nel mio precedente post su come autoprodurre e mantenere viva la pasta madre, vi avevo detto che con la mia faccio pane, focacce,  biscotti e brioches, ho pensato di darvi la ricetta per fare queste fantastiche brioches.

Ingredienti (per 8 brioches):
  • 220 gr. di farina di semola
  • 60 gr. di farina 2
  • 125 gr. di pasta madre rinfrescata da qualche ora e lasciata a temperatura ambiente
  • 130 gr. di latte di riso
  • 30 gr. di olio di mais
  • 60 gr. di malto di mais
  • 1 cucchiaio di crema di mandorle
  • 1 pizzico di sale
  • crema al cioccolato o marmellata per guarnire
  • 2 cucchiai di malto di mais diluito con 1 cucchiaino di acqua calda per preparare il lucido


Per prima cosa sciogliere la pasta madre nel latte di riso e, quando è ben sciolta, aggiungere la farina 2, mescolare per incorporare ed aggiungere il cucchiaio di crema di mandorle ed il malto. Amalgamare bene ed aggiungere metà della farina di semola. Una volta che sarà ben incorporata aggiungere il pizzico di sale, mescolare ed aggiungere il resto della farina di semola. Impastare ed aggiungere infine l'olio, continuando ad impastare fino ad ottenere una palla liscia e morbida.



Mettere l'impasto così ottenuto a lievitare per circa 3 ore nella ciotola, coperta con un telo e lontano dalle correnti d'aria.
Non vi preoccupate se passate le tre ore l'impasto non sarà cresciuto di molto....è normale, le brioches cresceranno con la prossima lievitazione.
Passate le tre ore di lievitazione, infarinare bene il piano di lavoro e stendere l'impasto con il mattarello, fino a formare un rettangolo (a me più che un rettangolo viene sempre un ovale....;-)). Ritagliare del triangoli allungati con la rotella tagliapizza, posizionare un cucchiaino di crema di cioccolato o di marmellata sopra l'estremità larga di ogni triangolo ed arrotolarli su se stessi, partendo dal lato largo, quello con la crema.



Man mano che si arrotolano le brioches, posizionarle sulla teglia rivestita di carta da forno.


Lasciarle lievitare per circa 7/8 ore dentro il forno spento (se lievitano anche di più non è un problema, anzi migliorano!). 
Io inizio la preparazione di queste brioches nel tardo pomeriggio, così possono lievitare le prime tre ore e poi le metto in forma la sera, prima di andare a letto, le lascio lievitare tutta la notte e al mattino devo solo cuocerle.
Con questa seconda lunga lievitazione saranno cresciute bene ed avranno questo aspetto bello "cicciotto"



Cuocere infine nel forno già caldo a 180° per circa 20 minuti.
Sfornare, lasciare raffreddare leggermente e spennellare le brioches con il lucido, preparato con malto ed acqua.

Cuocendole al mattino avrete anche il vantaggio di poter fare colazione con brioches appena sfornate!

Enjoy it :-)



Con questo post partecipo al Linky Party by Topogina

 
Linky Party 2014

martedì 14 gennaio 2014

Pomata balsamica agli olii essenziali per liberare le vie respiratorie



Raffreddore, naso chiuso, tosse, mal di gola ...... sono i classici malanni di stagione, malesseri temporanei che devono fare il loro corso. 
Anzichè ricorrere ai medicinali convenzionali, possiamo utilizzare qualche rimedio naturale come ad esempio gli infusi e le tisane calde, i suffumigi, i cataplasmi. 


Anche gli olii essenziali, come sempre, vengono in nostro aiuto per darci un po' di sollievo e liberare le vie respiratorie. Con specifici olii essenziali dalle proprietà balsamiche possiamo quindi autoprodurre uno speciale balsamo da spalmare sul petto, alla base del collo ed in prossimità delle narici, che avrà un effetto fluidificante ed espettorante, migliorando la funzionalità delle prime vie respiratorie e rinforzando le difese immunitarie.
Basterà avere un contenitore da 80/100 ml., magari riutilizzandolo da una vecchia crema ormai terminata, e una bilancia di precisione.


Ingredienti:

Burro di kokum 40 gr.
Olio di jojoba 32 gr.
Olio essenziale di cajeput 20 gocce
Olio essenziale di cedro atlas 10 gocce
Olio essenziale di limone 45 gocce 
Olio essenziale di chiodi di garofano 1 goccia
Olio essenziale di cipresso 20 gocce
Olio essenziale di eucalipto radiata 20 gocce
Olio essenziale di lavanda vera 20 gocce
Olio essenziale di lavandino 20 gocce
Olio essenziale di menta peperita 31 gocce
Olio essenziale di niaouli 20 gocce
Olio essenziale di origano 1 goccia
Olio essenziale di pino silvestre 20 gocce
Olio essenziale di ravintsara 20 gocce
Olio essenziale di rosmarino cineolo 20 gocce
Olio essenziale di salvia officinale 20 gocce
Olio essenziale di tea tree 20 gocce
Olio essenziale di timo linalolo 20 gocce


Procedimento:
 
Far fondere a bagno maria, a fuoco dolce, il burro di kokum. Togliere dal fuoco, aggiungere l'olio di jojoba, mescolare ed aggiungere, uno ad uno, tutti gli altri ingredienti, miscelando accuratamente dopo ogni aggiunta.
Mettere il contenitore dentro il frigorifero, mescolando di tanto in tanto, fino ad ottenere una pasta omogenea.
Trasferire infine la preparazione nel suo contenitore e conservare al riparo da luce e calore.


Il burro di kokum è utilizzato come agente emolliente, in quanto è  di facile assorbimento e, a differenza del burro di karitè, garantisce compattezza restando meno granuloso.
L'olio di jojoba è calmante ed emolliente e si conserva a lungo senza irrancidire.
L'olio essenziale di cajeput è espettorante ed anticatarrale, quello di cedro atlas è decongestionante delle vie respiratorie, l'essenza di limone è battericida e rinforza le difese immunitarie.
L'olio essenziale di chiodi di garofano è antisettico ed antinfiammatorio, l'olio di cipresso ha proprietà espettoranti, quello di eucalipto radiata è anticatarrale e fluidifica il muco, l'olio di lavanda vera e quello di lavandino hanno proprietà antisettiche ed antibiotiche e sono rilassanti e l'essenza di menta piperita è decongestionante nasale ed espettorante.
Il niaouli è anticatarrale, espettorante e stimolatore delle difese immunitarie, l'origano è antivirale, immunostimolante e tonico, il pino silvestre è fluidificante e largamente utilizzato per curare le bronchiti, mentre il ravintsara è un ottimo antivirale molto utilizzato per laringiti, sinusiti e raffreddori.
L'olio essenziale di rosmarino è un concentrato di virtù terapeutiche, ha azione stimolante e fortificante sull'organismo ed è antinfiammatorio ed espettorante, l'olio di salvia è balsamico ed espettorante, molto utilizzato contro febbre e tosse, il tea tree è uno dei migliori antibatterici, antivirali ed antinfiammatori che si conoscano ed il timo, anch'esso antibatterico ed antivirale, dà sollievo in caso di raffreddori, tossi, bronchiti e sinusiti.

Come avete visto, la realizzazione di questa pomata balsamica è semplicissima, l'unica difficoltà che potreste riscontrare potrebbe essere nel reperire gli olii essenziali specifici. 
Tutti gli ingredienti, compresi gli olii essenziali, biologici e a prezzi non eccessivi, li potete trovare su Aroma zone 


Anche il costo iniziale per l'acquisto degli olii essenziali (sono tanti!!!) può essere piuttosto oneroso, ma i flaconcini vi dureranno per tantissimo tempo (vanno sempre usati in piccole dosi) e vi serviranno per molti altri utilizzi, da vaporizzare con il bruciaessenze, per confezionare sali da bagno ed altri cosmetici homemade e, nel caso di alcuni olii, ma solo se biologici, anche per usi culinari.

Credetemi, ne varrà la pena!


Con questo post partecipo al Linky Party by Topogina


Linky Party 2014

sabato 11 gennaio 2014

Swap Away di Natale della Vale

A novembre ho partecipato al linky party - swap away di Natale della Vale
E' stato il mio primo swap away....
Per chi non lo sapesse, uno swap away è un modo carinissimo di scambiarsi in dono le proprie creazioni......si spedisce un regalo e si riceve un regalo, in genere le proprie creazioni homemade.
Tra tutti gli iscritti al Linky Party della Vale sarebbero stati sorteggiati 5 fortunati che avrebbero partecipato allo swap away,  lo scambio di doni direttamente con la creativissima Valentina del blog Le idee della Vale
Quando ho aggiunto il mio blog al linky party di Valentina non pensavo proprio di vincere, più che altro era per me un modo di conoscere altri blog interessanti e di far conoscere il mio.......e invece......fortunatissima.....sono stata sorteggiata come vincitrice!
Così a Natale abbiamo avuto entrambe un regalo in più sotto l'albero!

Ed ecco il bellissimo pacchettino che ho ricevuto da Vale...



All'interno del pacchettino c'erano queste sue bellissime creazioni...



Un paio di graziosissimi orecchini ed un bellissimo anello dagli splendidi colori...



Ringrazio Valentina per questi bellissimi regali! 
Valentina è una creativa specializzata in cucito, perline, fimo e bijoux.....visitate il suo negozio su Etsy per scoprire le sue creazioni!




 

Ecco invece cosa ho regalato io a Valentina...



Un cestino con tre dei miei saponi...



e tre gessetti profumati alla lavanda.

Se volete qualche dettaglio in più, questo è il post che ha scritto la Vale sul nostro scambio.

Ringrazio ancora Valentina per avermi regalato le sue preziose creazioni e per avermi dato l'opportunità di prender parte a questa bella esperienza di scambio!

lunedì 6 gennaio 2014

Pasta madre, come autoprodurla e mantenerla viva


Due o tre anni fa alla fiera Fa' la cosa giusta! di Milano (a proposito vi consiglio di andarci perchè è imperdibile per chi è interessato alla sostenibilità ed al consumo critico! - sarà a Milano dal 28 al 30 marzo 2014) ho ricevuto, con un piccolo contributo, in uno stand, un po' di pasta madre e le istruzioni per panificare con Lei. Il giorno dopo ho subito provato a fare il pane ed è venuto buonissimo, così ho continuato a rinfrescarla e a farci il pane, più o meno regolarmente. 
Senonchè dopo qualche tempo, sicuramente per inesperienza e mancanza di informazioni corrette su come utilizzarla, la pasta madre è diventata troppo acida e non sono più riuscita a "recuperarla" ed è così terminata la mia prima esperienza di panificazione con il lievito naturale. 
Per un po' ho lasciato perdere, ma poi mi è tornata la voglia di fare il pane con la pasta madre, anzichè con il lievito secco, ed ho pensato di autoprodurmela, con la convinzione che lieviti e batteri "autoctoni" fossero più resistenti e più facili da gestire. Così mi sono documentata, ho messo in pratica le informazioni raccolte e voilà, è nata la mia pasta madre! Da allora è passato circa un anno e mezzo e continuo a panificare con Lei.....e non solo pane! 

Con la mia pasta madre produco briochesbiscotti, pizze, focacce, piadine, calzoncini...e l'elenco è in continua crescita! 








Forse non tutti sanno cos'è la pasta madre, detta anche pasta acida....è il lievito naturale, un impasto di farina ed acqua la cui fermentazione è avviata da un complesso di lieviti e batteri presenti nell'ambiente. A differenza del lievito di birra, il lievito naturale contiene batteri, che producono acidi organici, conferendo maggiore digeribilità e conservabilità ai prodotti. Ma quel che rende veramente speciale la pasta madre è il fatto di essere "viva" e quindi di trasmettere ai prodotti la propria energia vitale.  La pasta madre, una volta creata, deve poi essere tenuta in vita, deve essere nutrita, attraverso i rinfreschi, ossia impasti periodici effettuati con nuova farina ed acqua.
Creare la vita, in circa una settimana, partendo solo da farina ed acqua è sicuramente una grande soddisfazione e perciò voglio condividere con voi la mia esperienza.

Ecco il procedimento che ho utilizzato:

Ingredienti:
  • 200 gr. di farina 0 (meglio se biologica)
  • 100 gr. di acqua leggermente tiepida
  • 1 cucchiaino di malto  d'orzo o di riso (non è indispensabile ma accelera il processo di fermentazione)

Impastare gli ingredienti in una ciotola, meglio se di vetro, porcellana o legno, fino ad ottenere una palla liscia e morbida. Coprire con un panno umido la ciotola con l'impasto e lasciarlo riposare a temperatura ambiente per 48 ore.
Trascorse le prime 48 ore si dovrà fare il primo rinfresco. Si peseranno quindi 200 gr. di impasto e lo si scioglierà in 100 gr. di acqua tiepida, aggiungendo poi 200 gr. di farina. Impastare fino ad ottenere una palla morbida e riporre nuovamente a riposare, coprendo con un panno umido, per altre 48 ore.
In genere la quantità in eccesso di impasto (quello oltre i 200 gr. che ci servono per il rinfresco) si butta, ma, siccome non è mai una bella cosa gettare il cibo, si può utilizzare per fare prodotti che necessitano di una lievitazione minima, come pizzette o calzoni. 
Trascorsi anche questi ulteriori due giorni, ripetere l'operazione di rinfresco, con le stesse modalità, lasciando poi riposare per altre 48 ore. 
A questo punto saranno trascorsi sei giorni e la pasta madre dovrebbe essere in grado di raddoppiare di volume nell'arco di circa 3 o 4 ore, dopo il rinfresco. Se così avviene, la vostra pasta madre è pronta per essere utilizzata.



Si dovrà quindi staccarne un pezzo da conservare in frigorifero come "madre" (io ne conservo circa 150 gr.) in un contenitore di vetro con chiusura ermetica, meglio se rotondo e grande circa il doppio dell'impasto ed utilizzare il resto per fare il pane o per altre ricette.
  
La pasta madre si conserva in frigorifero e va rinfrescata ogni 4 o 5 giorni, sciogliendola in una quantità d'acqua pari alla metà del suo peso ed aggiungendo poi la stessa quantità di farina, se ad esempio abbiamo 150 gr. di pasta madre la rinfrescheremo sciogliendola in 75 gr. di acqua tiepida ed aggiungendo poi 150 gr. di farina. Si impasta fino a creare la solita morbida palla elastica che si lascia poi a temperatura ambiente per due o tre ore. Infine si stacca la quantità di pasta madre da conservare e si ripone nuovamente in frigorifero, fino al successivo rinfresco.
Con la restante pasta madre potrete fare il vostro pane:


Ingredienti:
  • 1 kg. di farina
  • 500 gr. di acqua tiepida
  • 250 gr. di pasta madre rinfrescata e lasciata a temperatura ambiente per 3 o 4 ore
  • 10 gr. di sale 
  • 3 cucchiai di olio EVO. 
Per prima cosa sciogliere la pasta madre nell'acqua, quindi aggiungere metà della farina e mescolare con un cucchiaio di legno oppure nell'impastatrice per cinque minuti. Aggiungere quindi il sale e l'olio (il sale non deve venire a contatto diretto con il lievito) ed impastare per altri cinque minuti. Aggiungere infine il resto della farina ed impastare fino a formare un impasto liscio ed omogeneo, non troppo compatto; se necessario aggiungere altra acqua, la quantità dipende dal tipo di farina utilizzata. Una volta ottenuto un panetto morbido ed elastico, metterlo a lievitare in una ciotola, al caldo, per 3 o 4 ore. 


Riprendere quindi l'impasto, rilavorarlo leggermente e formare le pagnotte desiderate, sistemandole poi nella placca del forno infarinata. 


A questo punto rimettere a lievitare per altre 3 ore ed infine infornare a 200° per 30 o 40 minuti, a seconda del formato delle pagnotte.
L'azione dei batteri contenuti nel lievito naturale e la lunga lievitazione renderanno il vostro pane molto digeribile e ne aumenteranno la conservabilità.


Ecco ora alcuni consigli utili per il mantenimento della pasta madre:
  • Per i rinfreschi la farina migliore da utilizzare è quella di tipo 0, biologica e di buona qualità. Ho provato con l'integrale e la semintegrale, ma la pasta madre perde un po' di vigore.
  • Il tipo di farina utilizzata per i rinfreschi deve essere sempre dello stesso tipo, cambiare il tipo di farina fa cambiare l'habitat e lieviti e batteri faticano un po' ad ambientarsi, perdendo forza.
  • L'acqua migliore da utilizzare per i rinfreschi è quella del rubinetto, magari filtrata. L'acqua imbottigliata è spesso troppo povera di sali minerali ed indebolisce il lievito. La temperatura dell'acqua non deve mai essere troppo calda, ma appena tiepida, altrimenti si uccidono i lieviti.
  • L'intervallo di tempo tra un rinfresco e l'altro deve essere sempre lo stesso e non troppo prolungato, l'ideale è rinfrescare la pasta madre ogni 4 giorni, ma comunque mai oltre i 6 giorni, altrimenti inacidisce troppo per la "fame".
  • Prima di effettuare il rinfresco è bene togliere dal frigo qualche ora prima il contenitore con la pasta madre e lasciarlo a temperatura ambiente, così che il lievito inizi a riattivarsi.
  • Non riporre la pasta madre in frigo subito dopo il rinfresco, ma lasciarla per due o tre ore a temperatura ambiente, circa 23-24°, dentro il suo contenitore, per permettere ai microrganismi di colonizzare il nuovo "terreno" creato con il rinfresco.
  • Il contenitore che si utilizza per riporre la pasta madre in frigorifero dovrebbe essere in vetro, di forma cilindrica, con chiusura ermetica e non troppo grande, perchè se la pasta madre non trova le pareti a contrastarne la crescita, perde un po' di vigore.
  • Se ad un certo punto vi accorgete che la vostra pasta madre ha perso forza ed è diventata un po' più acida del normale ed odora eccessivamente di aceto, perchè magari avete prolungato un po' troppo l'intervallo di tempo tra un rinfresco e l'altro o per qualche altro errore commesso, potete aggiungere durante il rinfresco, una punta di cucchiaino di malto d'orzo o di riso per aiutarla a rinvigorire o addirittura rinfrescarla giornalmente per 3 o 4 giorni, mantenendola a temperatura ambiente, anzichè riporla in frigo.

Beh, non mi resta che augurarvi.....buona panificazione!


Con questo post partecipo al Linky Party di Alex!

Linky Party 2014
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