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sabato 12 dicembre 2020

Tisana di bacche di rosa canina

Il primo freddo è arrivato e così anche il periodo di raccolta delle bacche della rosa canina.



In autunno la bellezza degli arbusti spinosi di questa delicata rosa, quasi spogli di foglie, sui quali risalta il rosso acceso delle benefiche bacche mi affascina sempre molto!



Solitamente queste piante si trovano nei sentieri di campagna, dove crescono liberamente. Io ho la fortuna di averne un gruppetto proprio nel mio giardino, che effettivamente è parecchio "wild" :-) e si presta quindi bene alla crescita dei cespugli spontanei. 

Il periodo più adatto alla raccolta delle bacche di rosa canina è subito dopo le prime gelate, tra la fine di novembre e i primi quindici giorni di dicembre perché la vitamina C, in questa fase di maturazione delle bacche, raggiunge la massima concentrazione.

Una volta raccolte e pulite, le bacche si fanno essiccare e si conservano in barattoli di vetro chiusi ermeticamente in un luogo asciutto. Io le essicco con l'essiccatore a 50° ed essendo la scorza piuttosto coriacea, la completa essiccazione richiede qualche giorno.  



Essendo ricchissime di vitamina C (100 volte più delle arance!), queste bacche sono un potente rimedio naturale, aumentano le difese immunitarie e aiutano a combattere le problematiche legate alle vie respiratorie, come raffreddori e influenze.

E in questi tempi di Covid è importantissimo mantenere in ottima salute il nostro sistema immunitario. Rimango sempre sbalordita a vedere quanto poco i medici consiglino di sostenere il sistema immunitario; sono tutti concentrati sulla lotta contro il virus e nessuno che suggerisca di migliorare il proprio sistema immunitario! 

"Il terreno è tutto, il microbo è nulla!" ammise anche Pasteur, ripetendo quanto già affermato da Claude Bernard.

Mah!

Comunque, le bacche di rosa canina hanno anche ottime proprietà antiossidanti, sono utili  nel trattamento dei dolori articolari e per depurare l'organismo, hanno azione diuretica e alleviano le infiammazioni gastrointestinali. Le bacche di rosa canina aiutano anche ad assimilare calcio e ferro da parte dell'organismo e ad equilibrare il livello di colesterolo.

La rosa canina, sotto forma di macerato glicemico, può essere di aiuto anche ai nostri amici animali e può essere utilizzata per prevenire la laringite nei cani e nei gatti. Argo si serve direttamente dalla pianta, è ghiotto di queste bacche, per lui sono come caramelle :-) 




Con le bacche di rosa canina si possono preparare salutari tisane e decotti, dal sapore molto gradevole e leggermente acidulo. 



Per preparare una piacevole e curativa tisana calda basta qualche bacca (a me piace metterne 7, numero "magico") sminuzzata o anche solo aperta in due e messa in infusione con 200 ml di acqua bollente per 15 minuti, con un copritazza per non disperdere l'aroma e le proprietà.


Oppure si può preparare il decotto, che riesce ad estrarre maggiori quantità di proprietà benefiche, ma che con l'operazione di bollitura penalizza un po' la vitamina C. In questo caso le bacche, nella stessa quantità che servono per la tisana, si fanno sobbollire in acqua per una decina di minuti, sempre con il coperchio. 

Entrambi si filtrano e si bevono ancora caldi.



Beh quindi che aspettate? Tutti fuori per sentieri a cercare bacche! :D 



 


sabato 29 febbraio 2020

Tempeh con curry di verdure e riso basmati


Il tempeh è un alimento fermentato, originario del sud-est asiatico, che si ottiene con la soia gialla. E' possibile fare il tempeh anche con altri legumi quali fagioli e ceci; io non ci ho ancora provato ma lo farò presto e vi dirò ;-)
Il tempeh è un alimento proteico dall'elevato valore nutritivo che, proprio grazie al processo di fermentazione, è molto digeribile.
E' un ottimo sostituto delle proteine animali e, come tutti i cibi fermentati, è molto utile per il benessere della flora intestinale.
Il processo di fermentazione viene ottenuto grazie al Rhizopus oligosporus, un fungo che trasforma i legumi, precedentemente cotti, in un compatto panetto bianco, chiamato appunto tempeh.
Il tempeh è ricco di ferro, magnesio e vitamine del gruppo B; apporta anche fitormoni utili nella prevenzione dell'osteoporosi e dei disturbi della menopausa.
Se volete cimentarvi nell'autoproduzione qui trovate come fare, altrimenti acquistatene un panetto già pronto nei negozi del biologico per provare la mia ricetta :-)

Il curry è una particolare miscela di spezie composta solitamente da pepe nero, cumino, coriandolo, cannella, curcuma, chiodi di garofano, zenzero, noce moscata, fieno greco, peperoncino, zafferano e cardamomo.
Grazie all'ingrediente principale, la curcuma, il curry è antinfiammatorio e disinfettante per stomaco, fegato e intestino ed è utile anche contro artrite e reumatismi

Il riso basmati integrale, dalla forma lunga e sottile, ha un profumo ed un'aroma molto intensi ed è molto benefico per la salute.
E' detossinante e rimineralizzante, ha un indice glicemico basso ed è quindi adatto in caso di diabete e diete dimagranti; è una importante fonte di potassio ed è energizzante e facilmente digeribile. 

Ma ora passiamo alla ricetta...

Ingredienti per 4 persone:

  • 350 g. di riso basmati integrale
  • un panetto di tempeh (il mio, autoprodotto, è di circa 300 g.)
  • una latta da 400 ml di latte di cocco
  • 1 porro
  • 2 patate grandi
  • 2 carote grandi
  • qualche cimetta di broccolo
  • qualche cavoletto di Bruxelles
  • 1 peperone rosso (adoro talmente i peperoni che ogni tanto mi faccio tentare e li acquisto anche fuori stagione :P )
  • 1 peperone giallo
  • 30 ml di tamari (salsa di soia)
  • curry a piacere (per me 3 cucchiaini abbondanti)
  • olio evo q.b.


Per prima cosa riempire una pentola con 900 ml di acqua e portare ad ebollizione. Sciacquare il riso sotto l'acqua corrente e non appena l'acqua bolle versarlo nell'acqua bollente e farlo cuocere per 30 minuti a fuoco basso, fino a completo assorbimento dell'acqua di cottura.


Nel frattempo pulire, lavare e tagliare a pezzetti di medie dimensioni le verdure e farle saltare, con un po' di olio evo, in una grande pentola antiaderente per una decina di minuti. 

Quindi aggiungere il tamari e il curry e lasciare insaporire ancora per qualche minuto a pentola coperta.


Versare anche il latte di cocco


Coprire e lasciare cuocere per una decina di minuti.

Nel frattempo tagliare il tempeh a listarelle o cubetti e poi aggiungerlo alle verdure. 


Fare cuocere ancora per 7\8 minuti.
Se si dovesse asciugare troppo il liquido di cottura, potete aggiungere poco latte vegetale (riso, avena, soia).

A questo punto dovrebbe essere pronto anche il riso, quindi non vi resta che impiattare...e gustare! ;-)



lunedì 29 luglio 2019

Ravioli di borragine tofu e noci

Una delle specialità tipiche della Liguria è quella dei buonissimi :P ravioli di borragine.



La borragine (Borago Officinalis) è una pianta spontanea commestibile tipica delle regioni mediterranee. Ha dei carinissimi fiori blu e le sue foglie sono ricoperte di una peluria leggermente urticante, che con la cottura sparisce. 
Ha proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, protettive del sistema cardiovascolare e riequilibranti del sistema ormonale femminile.



Solitamente utilizzo i fiori e le foglie di borragine per fare delle spettacolari frittelle (le adoro! Sono capace di mangiarne un vassoio intero tutto da sola :P ) che si preparano anche molto velocemente; basta tagliare grossolanamente fiori e foglie, unirli ad una pastella fatta di acqua, sale e farina e poi friggerle in poco olio finché diventano belle croccanti e dorate.

Ogni tanto mi dedico invece alla produzione dei ravioli ... lavoraccio eh, ma vale tutta la pena, ve lo assicuro!!!

Se volete provare questi ravioli di borragine in versione vegan, procuratevi:

Per la pasta
- 600 g di semola 
- 300 g di farina tipo 1
- 1 cucchiaino di sale
- acqua q.b. (io circa 450 g)

Per il ripieno
- 600 g di borragine
- 400 g di tofu
- 60 g di noci
- 2 cucchiai di lievito alimentare
- sale a piacere
- pepe a piacere

Con questi ingredienti otterrete circa 80 ravioloni, ma se volete potete prepararne una quantità minore riducendo proporzionalmente le dosi. 
Io preferisco farne in abbondanza e poi congelarli per averli pronti al bisogno; basta solo avere l'accortezza di metterli a congelare su dei vassoi e, una volta induriti, metterli nei sacchetti gelo, già nelle dosi desiderate, così da averli pronti all'uso. Io considero circa una decina di ravioli a persona per una porzione bella abbondante e li butto nell'acqua bollente ancora congelati.

Ecco come si procede per la preparazione:

Per prima cosa si pulisce e si lava la borragine, quindi la si fa sbollentare in pochissima acqua. 
Quando è cotta la si fa sgocciolare bene, poi la si tritura con una mezzaluna e la si mette in una ciotola.
Quindi si aggiunge il tofu frullato con il mixer e le noci triturate, il lievito alimentare, sale e pepe.
Si amalgama tutto per bene e si mette da parte.



Quindi si passa alla preparazione della pasta miscelando in una ciotola le due farine e il sale e poi versando l'acqua poco a poco e impastando, inizialmente dentro la ciotola e poi sulla spianatoia, fino ad ottenere un impasto liscio, compatto ed elastico.


Quindi, con l'aiuto della macchina per la pasta, si formano delle sfoglie dello spessore desiderato. Io ho usato lo spessore 4 della macchina Imperia perché se la pasta è troppo sottile il ripieno rischia di uscire durante la cottura.
Sul piano infarinato si poggiano le sfoglie appena fatte e, con l'aiuto di un cucchiaino si adagia il ripieno lungo la sfoglia (un cucchiaino per raviolo).


Si piega quindi la sfoglia su se stessa a ricoprire il ripieno, si preme con le dita ai lati tra un ripieno e l'altro per far uscire l'aria e si schiacciano tutti i bordi. Infine si ritagliano i ravioli con l'apposita rotellina.


Si adagiano quindi su un vassoio infarinato in attesa di cuocerli o di congelarli.


Questi ravioli sono molto buoni conditi con un sugo leggero di pomodoro, ma anche solo leggermente saltati in padella con burro vegetale e salvia.



Beh, buon appetito! ;-)

domenica 18 febbraio 2018

Limone, mon amour!


Mi hanno regalato un bel po' di meravigliosi limoni non trattati, giganti e dalla buccia bella carnosa...ogni volta che ho per le mani dei limoni così, fare il limoncello è d'obbligo!
E quindi eccomi qui a condividerne la ricetta, datami da un'amica tempo fa e ormai collaudata da anni.
Ma dopo aver utilizzato le bucce dei limoni per fare il limoncello,  cosa fare dei numerosi limoni sbucciati, che non si conservano in frigo più di 5 o 6 giorni?
Solitamente li spremo con l'estrattore e poi congelo il succo nelle vaschette del ghiaccio per vari utilizzi, ma questa volta, oltre a conservarne un po' in questo modo, ho voluto provare a fare anche la marmellata, che a casa nostra è una delle preferite, insieme a quella di arance.
E così eccomi qui a condividere anche quest'altra ricetta. :-)

Ma prima di passare alle ricette, parliamo un po' di questo meraviglioso e versatile frutto che è il limone...

La prima cosa che sicuramente ci viene in mente del frutto del limone (citrus limon) è che è ricco di vitamina C, ma in realtà è un vero e proprio alleato del sistema immunitario.
Grazie appunto alla vitamina C, aumenta le difese immunitarie ed aiuta a combattere raffreddori ed influenze.
Il limone è altamente depurativo e disintossicante e nonostante sia un alimento acido, all'interno del nostro corpo ha una benefica azione alcalinizzante.
Bere al mattino a digiuno il succo di un limone in un bicchiere di acqua tiepida aiuta a regolarizzare l'intestino, rimineralizzarsi e disintossicarsi, depurando il fegato. Siccome però il succo di limone può rovinare lo smalto dei denti è consigliabile berlo con una cannuccia.
Il potere disinfettante del limone è tale che pare basti il succo di un limone in un litro d'acqua non potabile per renderla potabile.
Questa azione disinfettante può essere sfruttata nei casi di infiammazioni alla gola, facendo gargarismi con il suo succo e nei casi di afte, facendo degli sciacqui, sempre con succo puro.
Il limone è un potente antiossidante, contrasta i danni provocati dai radicali liberi, sia internamente che a livello cutaneo, per questo è molto utilizzato anche in cosmetica.
Grazie all'acido citrico il limone previene la formazione di calcoli ed aiuta l'eliminazione degli stessi.
Riduce il colesterolo cattivo, aiuta a fluidificare il sangue e previene l'arteriosclerosi.
I limoni hanno anche un buon contenuto di potassio, per questo la limonata in estate è un'ottimo dissetante, utile per reintegrare i sali persi con la sudorazione.

Il limone è davvero un frutto versatile, utilizzato molto in cucina, ma anche come ingrediente cosmetico e nei detersivi ecologici, oltre ad essere un validissimo rimedio utilizzato nella medicina naturale e nell'aromaterapia.

Cosmetica

L'olio essenziale di limone è antibatterico e antimicrobico e viene utilizzato puro in caso di punture di insetti o inserito nelle creme cosmetiche per curare le affezioni della pelle come brufoli ed impurità. Basta aggiungere poche gocce di olio essenziale di limone alla crema per il viso nel caso di pelli grasse e acneiche e agli olii da massaggio per combattere la cellulite. Ma attenzione, siccome l'olio di limone è fotosensibilizzante, non va utilizzato prima di esporsi al sole.
Aggiungere il succo di mezzo limone a due cucchiai di zucchero di canna integrale ed utilizzarlo come scrub aiuta a purificare le pelli grasse.
Per ammorbidire la pelle dei talloni si può strofinare mezzo limone, dalla parte della polpa, per qualche minuto e poi lasciare asciugare.
Il limone è utilissimo anche nella cura dei capelli, ne previene la caduta e dà benefici in caso di forfora, oltre a renderli lucidi. A questo scopo, in caso di capelli grassi, si può aggiungere qualche goccia di olio essenziale di limone allo shampoo e il succo di un limone nell'acqua dell'ultimo risciacquo.
Un buon rimedio per rinforzare le unghie, schiarire le macchie ed ammorbidire la pelle delle mani si ottiene mescolando un cucchiaio di olio di oliva con un cucchiaio di succo di limone e massaggiandolo poi su mani e unghie.

Aromaterapia e salute naturale

L'olio essenziale di limone vaporizzato nell'ambiente influenza positivamente il sistema nervoso, stimola il buonumore, facilita la concentrazione, purifica e disinfetta l'aria.
Qualche goccia di olio essenziale su un panno bagnato per fare impacchi aiuta ad abbassare la febbre.
Un classico rimedio della nonna per il mal di stomaco, la nausea e la cattiva digestione è bere il caldo "canarino" che si ottiene mediante decotto, mettendo in un pentolino pieno d'acqua la buccia di un limone e lasciando sobbollire per una decina di minuti.
In caso di gambe gonfie e pesanti è utile un massaggio, dalle caviglie verso le cosce, con olio di mandorle o altro olio vegetale al quale si sia aggiunto olio essenziale di limone e di rosmarino.

Pulizie ecologiche

Prima di pulire il forno è utile riempire una teglia con acqua e il succo di tre limoni, quindi infornarla a 180° per una mezz'ora; evaporando disinfetterà e pulirà le pareti del forno che poi potrà essere strofinato con una pastella fai da te a base di acqua e bicarbonato.
Strofinare delle fette di limone sui fornelli aiuta a pulirli e lucidarli.
Per pulire i pavimenti basterà sciogliere 50 grammi di scaglie di sapone naturale in un secchio di acqua bollente ed aggiungere 20 gocce di olio essenziale di limone.
Per ottenere uno spray disinfettante multiuso basterà aggiungere 10 gocce di olio essenziale di limone e 10 gocce di tea tree ad un litro d'acqua da inserire in uno spruzzino.
Per disinfettare il tagliere in cucina, eliminando germi e batteri, basterà strofinarci sopra un limone, lasciarlo agire tutta la notte e al mattino sciacquarlo.
Sarà facile pulire anche i vetri con uno spruzzino nel quale si saranno inseriti acqua e succo di limone.

Alimentazione

In campo alimentare è molto utile come condimento perché, grazie alla vitamina C, aiuta ad assorbire il ferro contenuto in legumi e verdure (un esempio conosciuto da molti sono gli spinaci, ricchi di ferro, conditi con il succo di limone, ricco di vitamina C).
Aggiungere il succo di un limone alla caraffa dell'acqua è rinfrescante, alcalinizzante e depurativo, oltre ad aiutare a fare il pieno di minerali e vitamine.
Grazie alla presenza di antiossidanti, spruzzare di limone frutta e verdura tagliate, come ad esempio macedonie ed insalate, evita che anneriscano.
Essiccando e macinando la buccia del limone, dalla quale si ricava l'olio essenziale, si ottiene un'ottima polvere aromatizzante per dolci e creme.

E ora veniamo al nostro...

Limoncello
Limoncello

Ingredienti:

  • 7 o 8  limoni biologici dalla buccia bella spessa
  • 1 litro di alcool puro per liquori
  • 1,2 litri di acqua
  • 600 grammi di zucchero bianco di canna biologico (sbiancato a vapore, senza anidride solforosa)
Solitamente non uso lo zucchero bianco di canna, ma il limoncello fatto con lo zucchero di canna integrale assume un colore marroncino che non a tutti è gradito ... se non vi importa del colore (il sapore è buonissimo!) potete usare anche quello.
Con queste dosi vi verranno circa due litri e mezzo di limoncello, io ho fatto il doppio degli ingredienti ed ho ottenuto cinque bottiglie da un litro.

Per prima cosa si lavano i limoni, si asciugano e si tolgono le bucce con il pelapatate, in modo da non prelevare la pellicina bianca.


Pelatura limoni

Quindi si inseriscono le bucce in un vaso di vetro possibilmente a chiusura ermetica e si versa dentro anche l'alcool.


Scorze di limone che macerano nell'alcool

Si chiude il vaso e si mette al buio a macerare per una settimana, scuotendo una volta al giorno.
Trascorsi i sette giorni, si fanno bollire i 1200 ml di acqua, si spegne il fornello e ci si versa lo zucchero. Si mescola fino a disciogliere bene lo zucchero e si lascia intiepidire.
Quindi, con l'aiuto di un colino, si versa l'alcool, che nel frattempo avrà estratto l'aroma dalle bucce di limone, nella pentola con lo sciroppo di zucchero, si mescola bene e, con l'aiuto di un imbuto, si versa nelle bottiglie prescelte, ben pulite.


Alcool dopo estrazione 
Scorze dopo estrazione

Infine si chiudono le bottiglie ermeticamente e si conservano in un luogo fresco e buio per circa un mese prima del consumo.

Dopo aver fatto il nostro limoncello ci ritroveremo con una grande quantità di limoni sbucciati che si conserveranno in frigo per non più di 5 o 6 giorni, quindi è una buona idea utilizzarli per fare una meravigliosa ...

Marmellata di limoni

Marmellata di limoni

Ingredienti:
  • 7 o 8 limoni biologici già sbucciati
  • 800 grammi di zucchero di canna (bianco o integrale)
  • 1 mela golden
  • 60 ml di acqua
Prima di tutto togliere dai limoni le pellicine bianche rimaste, tagliarli a pezzi ed eliminare i semi.

Pelatura e taglio limoni

Metterli in una capiente ciotola di vetro con l'acqua e lo zucchero e farli macerare in frigo per 24 ore. Mescolare di tanto in tanto.

Limoni con sciroppo

Trascorso questo tempo aggiungere anche la mela lavata, tagliata a pezzetti, privata dei semi ma mantenendo la buccia, che è ricca di pectina.
Mettere tutto in una pentola e trasferirla sul fuoco, portare a bollore e lasciare cuocere per circa un'ora, mescolando di tanto in tanto.

Marmellata in cottura

Dopodiché dare qualche frullata con il frullatore ad immersione e rimettere sul fuoco bassissimo ancora per una mezz'ora e comunque finché non raggiungerà la giusta consistenza. Mescolare ogni tanto.
Quindi invasare la marmellata ancora calda nei vasetti prescelti, precedentemente sterilizzati con il metodo della bollitura, chiudere ermeticamente, mettere a testa in giù affinché si formi il sottovuoto e lasciare raffreddare lentamente, sotto il tepore di una coperta.
Si ottiene una marmellata dalla consistenza piuttosto solida, tipo una gelatina che, secondo me, è perfetta per le crostate e per la farcitura di altri tipi di torte.


Che dite, c'è di che sbizzarrirsi con i limoni? Io dico proprio di sì! :D 

domenica 5 novembre 2017

La nostra libertà finisce dove comincia la loro



Non molto tempo fa un mio contatto di Facebook ha pubblicato un suo pensiero sui vegani, dicendo che li considera estremisti nel loro voler convincere tutti a non mangiare più carne e sostenendo che ognuno deve essere libero di mangiare come vuole. Il suo pensiero era un po' più articolato, ora non ricordo esattamente le parole, ma il senso era questo.

Solitamente non commento questo genere di post per non farmi coinvolgere in polemiche inutili. 
Perchè la mia scelta di essere vegan è dettata dall'Amore, per gli animali, per il pianeta, per me stessa e per tutta l'umanità e l'energia "fumosa" scatenata dalle polemiche allontana sempre un po' dall'Amore e dal "sentire" del cuore. 
E' una scelta che sento molto importante e trovarmi a polemizzare su questo non è quello che voglio. Preferisco cercare di risvegliare la consapevolezza delle persone facendo leva sulla loro empatia, mostrando loro come anche gli animali considerati da "carne" siano sensibili, intelligenti e con una intensa vita sociale ed abbiano lo stesso diritto alla vita di ogni altro essere vivente.


Ma tornando al post su Facebook della mia amica virtuale, siccome la considero piuttosto evoluta e non trovandomi quindi di fronte al solito ottuso di turno, quella volta ho voluto commentare per cercare di far capire che la libertà di ognuno di mangiare quello che si vuole, di cui parlava lei, in realtà implicava mangiare "qualcuno", un essere senziente, e quindi privare lui della sua libertà, arrogandosi il diritto di imprigionarlo ed ucciderlo. 
Vabbè, come si può facilmente immaginare, la polemica un po' c'è stata, mio malgrado ed io non sono riuscita a far capire pienamente il mio punto di vista, quello dettato dall'Amore di cui parlavo prima, non sono riuscita a spiegarmi con il cuore aperto, non sono riuscita a comunicare, come si dice, da cuore a cuore.


E così mi è venuta voglia di scrivere un post, dedicato a tutti quelli che pensano che i vegani siano estremisti, un post per descrivere il punto di vista di chi, come me, si sente impotente davanti alla sofferenza ed alla morte di milioni di animali innocenti, sterminati ogni minuto nel mondo! Voglio cercare di spiegare quella disperazione che spinge un vegano a voler convincere tutti a non essere più complice di tutta quella sofferenza e che lo fa sembrare estremista agli occhi di qualcuno.
Voglio provare a raccontare quello che "sento" io, che credo possa essere lo stesso "sentire" di chi ha fatto la scelta vegan principalmente per motivi antispecisti (quelli salutisti sono tutta un'altra storia...e più avanti vi dico il perchè).

Innanzitutto tengo a chiarire che non è mia intenzione giudicare nessuno e che questo mio post ha come unico scopo quello di condividere il mio personalissimo punto di vista sulla questione antispecista ed il mio coinvolgimento emotivo a questo riguardo.
Penso che ognuno di noi sia innegabilmente sul suo personale percorso evolutivo e sono ben consapevole, per esperienza personale, che ognuno ha i suoi tempi per ogni cosa.
Dico "per esperienza personale" perchè ho ancora ben chiaro nella memoria di come una decina di anni fa, parlando con una mia cara amica che non mangiava carne, fossi ancora convinta che non c'era niente di male a mangiare carne, a patto che gli animali non fossero allevati in maniera intensiva e vivessero una vita decente.
E questo nonostante avessi già visto molti filmati sulla sofferenza animale per la produzione di carne, uova e latte!
Ma la carne la mangiavo fin da bambina, mi piaceva ed ero convinta che la sofferenza degli animali derivasse esclusivamente dalla forma intensiva degli allevamenti e non dallo sfruttamento in sè, con tutto quello che comporta.
Poi, solo un paio di anni dopo, ho visto (che è diverso da "guardato" ;-) ) il documentario "Earthlings" e in me è scattato qualcosa, ho sentito un "click" dentro di me e, dopo aver letteralmente singhiozzato per tutta la durata del film, ho deciso che non avrei mai più mangiato ed  utilizzato nulla che comportasse sfruttamento degli animali!


Ho sempre amato gli animali, fin da piccolissima. Ricordo ancora nitidamente il mio pianto disperato di quando a sei anni, tirando una pietra, accidentalmente colpii una lucertola alla quale si staccò la coda e ci volle parecchio a placare il mio senso di colpa e a convincermi che la lucertola  non sarebbe morta e che la coda sarebbe ricresciuta. Ricordo anche i miei pianti per convincere i miei genitori a concedermi di avere un cane. Ogni cane incontrato per strada era mio amico e non potevo fare a meno di sorridergli ed accarezzarlo (lo faccio ancora :-) ) A chi mi chiedeva cosa volessi fare da grande rispondevo: la veterinaria! :-)
Ma culturalmente mi era stato inculcato che la carne faceva bene, che fosse necessario mangiarla e che gli animali fossero stati creati appositamente per servirci...l'importante era trattarli bene, ma poi era normale sfruttarli e mangiarseli...con tutte le assurde argomentazioni che solitamente vengono portate a sostegno di questa teoria...la catena alimentare alla quale noi siamo in cima, siamo carnivori perchè abbiamo i canini, se non li mangiassimo sarebbero troppi, il latte e le uova vengono prodotti comunque e non mangiandoli andrebbero sprecati, ecc. ecc. 

Ma ci sono animali di serie A ed animali di serie B, perchè chi solitamente sostiene queste argomentazioni non mangerebbe mai un cane o un gatto, perchè nel nostro mondo occidentale è considerato normale mangiare vitelli e maiali ma non cani e gatti. Ma per un cinese è altrettanto normale mangiare cani e gatti, cosa per la quale noi solitamente ci scandalizziamo moltissimo. Ma se ci fermiamo un attimo a riflettere, che differenza c'è, da un punto di vista emotivo,  tra un cane e un vitello o tra un maiale e un gatto? Io dico che non c'è nessuna differenza perchè tutti soffrono nella stessa maniera! 
E' solo una questione culturale, è il contesto in cui viviamo che ci induce a considerare normale una cosa piuttosto che un'altra.
 

Se riusciamo però ad andare oltre i condizionamenti culturali e a lasciare più spazio alla nostra coscienza possiamo acquisire una maggiore consapevolezza e percepire in maniera diversa ciò che prima davamo per scontato. Se pensiamo autonomamente, con la mente ed il cuore aperti, senza preconcetti e condizionamenti culturali e soprattutto commerciali (gli interessi economici dietro la produzione di carne e derivati animali sono enormi!), sappiamo istintivamente, nel profondo del nostro cuore, quello che è giusto e quello che è sbagliato.
Ma perchè questo avvenga forse deve scattare qualcosa dentro di noi, deve esserci quel click di cui parlavo sopra, deve essere il momento giusto per noi, quel momento in cui la nostra coscienza si apre a nuovi orizzonti e ci fa percepire le cose diversamente.
Ad esempio, come accennavo prima, quel click per me è avvenuto otto anni fa, durante la visione di Earthlings, un documentario strutturato in maniera davvero perfetta per mettere in luce la nostra totale dipendenza dagli animali in ogni settore e per mostrare fino a dove ci siamo spinti arrogandoci il diritto di sfruttarli in ogni campo, da quello alimentare a quello dell'abbigliamento, da quello della sperimentazione scientifica a quello del divertimento.
Dopo la visione di questo film le mie convinzioni sono crollate, non ho più potuto far finta di nulla e non ho potuto fare a meno di rivoluzionare la mia vita, domandandomi come avessi potuto, fino ad allora, essere così cieca!

A mio parere, sul tema del mangiar carne ed altri alimenti di origine animale, la maggior parte delle persone è disinformata su due fronti.

Il primo è quello della mancanza di conoscenza degli animali "da reddito", la mancanza di contatto e di interazione con loro. La maggior parte di noi non ha neanche mai visto una mucca o un maiale e non ha nessuna esperienza di relazione con questi animali. 
Gli animali sono lontani, nascosti dentro capannoni, non li vediamo, non li sentiamo e non abbiamo alcun contatto con loro.
Non abbiamo idea di quanto sia morbido il pelo di un vitellino o quanto sia ruvida la sua lingua che ci lecca una mano, neanche immaginiamo la sofferenza di una mucca e del suo vitello per la separazione che avviene subito dopo la nascita, non sappiamo nulla dell'intelligenza di un maiale, non conosciamo il bisogno di socialità di una gallina o di un coniglio.
Questa mancanza di conoscenza è, a mio avviso, la causa principale della nostra scarsa empatia nei confronti di questi animali. 
Proviamo ribrezzo nei confronti dell'usanza cinese di mangiare cani e gatti e proviamo empatia per quei poveri animali ammassati nelle gabbie che vediamo in foto e filmati, solo perchè abbiamo esperienza della loro socialità, della loro capacità di provare emozioni e del loro relazionarsi con noi. 
Ma cosa succederebbe se dessimo la stessa possibilità di interagire con noi anche agli animali da allevamento? Potremmo scoprire che hanno una vita emotiva molto ricca, che sono intelligenti, che provano paura e che vogliono vivere, esattamente come noi. E allora riusciremmo forse a provare la stessa empatia vedendo una scrofa da riproduzione rinchiusa in una gabbia dove non può neanche girarsi o vedendo galline rinchiuse in gabbie sovrapposte grandi quanto una scatola di scarpe o ammassate a migliaia in capannoni, costrette a camminare sui corpi agonizzanti delle loro compagne, a volte già cadaveri, oppure forse proveremmo la stessa empatia per quei piccoli maialini castrati senza anestesia o per quei pulcini tritati vivi, solo perchè hanno avuto la sfortuna di nascere maschi.



Il secondo fronte di disinformazione è quello di cosa accade realmente negli allevamenti, per il 99% intensivi, e nei macelli. Non sappiamo nulla di come gli animali vengono allevati, quanto vivono, come vengono trasportati al macello e come vengono uccisi.
Gli allevamenti ed i macelli sono lontani dai centri abitati così che nessuno possa nè vedere nè sentire. 
In questi luoghi gli animali vengono fatti nascere, attraverso inseminazione artificiale, per essere ingrassati e poi macellati, tagliati a pezzi ed impacchettati. E questo succede anche negli allevamenti biologici.
Negli attuali allevamenti industrializzati gli animali sono costretti a vivere incatenati o chiusi in gabbie sovraffollate, privati della minima libertà di movimento, mutilati e sottoposti a costanti terapie antibiotiche ed ormonali. Capannoni costantemente illuminati, nei quali per loro è persino difficile dormire.
 
Negli allevamenti le mucche da latte vengono inseminate artificialmente in maniera continuativa (trascorrono in gravidanza nove mesi ogni anno!) e i vitelli, affinchè non bevano il latte a noi destinato, vengono separati dalla madre poco dopo la nascita, rinchiusi in minuscoli box ed alimentati in maniera inadeguata affinchè siano anemici e la loro carne resti bianca. E dopo pochi mesi di questa misera vita, vengono macellati.


Le loro madri invece vengono costrette a produrre una quantità di latte pari a 10 volte quella che sarebbe necessaria al vitello e per questo vengono alimentate con una dieta ricca di proteine concentrate, che provoca acidosi, causa di zoppie nel 25% delle mucche di questi allevamenti. All'età di cinque o sei anni, ormai stremate, queste mucche vengono macellate; si tenga conto che in natura una mucca vivrebbe circa 20 anni.
Le cose non vanno meglio negli allevamenti di galline ovaiole, dove i pulcini maschi, in quanto non produttivi, vengono gettati vivi in un tritacarne o soffocati in buste di plastica. Ai pulcini femmina, che finiranno quindi a produrre uova, viene tagliato il becco per impedire loro di beccarsi l'un l'altra a causa dello stress; questa operazione è così dolorosa che molti pulcini muoiono per lo shock. In questi allevamenti le povere galline sono costrette a vivere in gabbie piccolissime, con conseguente atrofizzazione delle ali e deformazione delle zampe e, a circa due anni, quando diventano poco produttive, vengono sgozzate per diventare carne di seconda scelta.


I polli da carne invece sono allevati in capannoni affollatissimi, con la luce sempre accesa affinchè crescano in fretta. A 45 giorni vengono uccisi, mentre in natura vivrebbero fino a 7 anni. 


E per concludere questa loro non-vita gli animali vengono portati al macello, trasportati ammassati nei camion, sfiniti dopo viaggi estenuanti, senza nè cibo nè acqua, immersi nei loro escrementi.  
Se un animale cade durante il trasporto, spesso non riesce a rialzarsi a causa del sovraffollamento e viene calpestato dagli altri animali, subendo fratture alle zampe o al bacino; questi sfortunati che non sono più in grado di camminare, una volta arrivati a destinazione, vengono trascinati fuori dai camion agganciati agli arti fratturati, in preda a dolori lancinanti. 
Gli altri, dopo essere scaricati dai camion, vengono costretti ad avanzare negli stretti corridoi verso la macellazione, spinti con oggetti contundenti e pungoli elettrici, mentre guardano impotenti e terrorizzati i loro compagni, massacrati prima di loro, sentendo l'odore del loro sangue. 


I macelli sono sempre nascosti alla vista del pubblico perchè per poter convincere le persone a nutrirsi di animali, si deve allontanare il pensiero della loro uccisione, ci deve essere separazione tra l'immagine dell'animale vivo e la sua carne da infilzare con la forchetta, tanto che questa separazione può anche diventare lessicale, ad esempio in inglese si utilizzano due parole diverse per indicare il maiale vivo e la sua carne: pig e pork. 
Se ciascuno dovesse ammazzare da sé gli animali che mangia, sicuramente la maggior parte delle persone non mangerebbe affatto carne. Infatti siamo ben contenti di delegare qualcun altro per questo compito. 
Chi lavora nei macelli è costretto a mettere in atto un meccanismo psicologico inconscio di difesa attuando un processo di desensibilizzazione che lo porta a ridurre l'essere vivente allo stato di "cosa" e che gli permette così di essere emotivamente indifferente verso quegli animali  .
Molte sono le testimonianze di chi ha lavorato nei macelli e ad un certo punto ha "sentito" l'orrore di quello che avveniva in quei luoghi. I loro racconti sono quelli di chi ha visto scrofe gravide venire letteralmente squarciate, con i feti che fuoriuscivano insieme a budella e sangue, contorcersi appese ad una zampa o di chi ha sentito le urla strazianti degli animali, ancora coscienti, sventrati, appesi a testa in giù.

Quando si parla del mangiare o meno carne, solitamente ci si dimentica dei pesci; stranamente la maggior parte delle persone non considera i pesci come animali capaci di provare dolore. Forse, siccome non sentiamo le loro urla, pensiamo che non soffrano quando muoiono, soffocati, spesso dopo lunga agonia o quando vengono gettati ancora vivi nell'acqua bollente, come succede alle aragoste.
Invece i pesci hanno un sistema nervoso complesso e, come hanno dimostrato i risultati di studi scentifici internazionali, provano paura e dolore proprio come noi e come gli altri animali. Alcuni sono anche molto intelligenti, come ad esempio il polpo, che è in grado di compiere azioni complesse.
Ormai anche i pesci, che in natura nuoterebbero per molti chilometri ogni giorno, vengono allevati in allevamenti intensivi, tenuti in spazi molto ristretti e riempiti di farmaci affinchè crescano velocemente e non rischino malattie causate proprio dal sovraffollamento. Per quanto riguarda invece i pesci pescati in mare, con le reti a strascico, dobbiamo sapere che un terzo di loro muore spesso inutilmente in quanto, rimasti intrappolati nelle reti ma considerati di scarto, vengono ributtati in mare già morti.  
I pesci sembra purtroppo che occupino un gradino ancora più basso nella nostra scala della compassione e la loro sofferenza ci fa ancora meno effetto di quella degli altri animali.



Nella nostra società l'essere umano è considerato il centro dell'universo, superiore a tutti gli altri esseri di questo pianeta e quindi in diritto di dominare chi considera inferiore, ma la nostra evoluzione dovrebbe portarci a capire che siamo tutti ospiti della nostra Madre Terra con pari diritto alla vita e ad essere rispettati nella nostra natura.
Essere vegan significa sostanzialmente far proprio questo basilare principio. Essere vegan non è quindi solo una questione di dieta o di stile di vita, ma una questione legata al nostro percepire noi stessi e tutti gli altri animali, umani e non, in una posizione di parità.
Chi sceglie una dieta vegana perchè mangiare carne e prodotti animali fa male alla salute (e su questo ormai non c'è più alcun dubbio!), non lo fa per quel rispetto dovuto agli altri animali ed alla Madre Terra di cui parlavo prima, ma lo fa preoccupandosi solo della sua salute, continuando a considerare se stesso, e quindi in senso più ampio l'Uomo, al centro dell'Universo, continuando a sentirsi superiore.

A questo proposito vi riporto un esempio molto significativo che ho trovato durante le mie ricerche e che mi ero appuntata, ma che non riesco più a ricondurre alla fonte (se qualcuno lo riconosce come suo me lo faccia sapere e indicherò più che volentieri la fonte :-) ):


"Un bambino prende a calci la compagna di banco e la maestra subito lo riprende dicendo di smetterla immediatamente. Il bambino, visto che si diverte un mondo, chiede il perché, perché mai dovrebbe smetterla? E la maestra, allora, gli risponde che prendendo a calci la compagna di banco si fa male ai piedi, gli verranno i lividi e, addirittura, potrebbe diventare zoppo.
Perché una risposta del genere farebbe accapponare la pelle?

Ovvio, no? Si tratta di una risposta che non tiene minimamente conto che la compagna di banco è una bambina anche lei, che soffre, che ha una sua vita, una sua sensibilità, un suo modo di esprimersi e di stare al mondo. La compagna di banco viene letteralmente annullata, è come se non esistesse, diventa un oggetto. Per trasformare una persona in un oggetto basta non considerare più la sua sensibilità, il suo essere soggetto di una vita, la sua capacità di percepire e di emozionarsi. È facile, no? A questo punto, è come se quel bambino prendesse a calci un oggetto e la maestra gli dicesse di smetterla perché quell'oggetto è duro e gli farà male. Ma se l'oggetto fosse un cuscino non ci sarebbero problemi, si potrebbe continuare a prenderlo a calci!"

Smettere di mangiare carne solo perchè fa male alla salute significa considerare gli animali al pari di oggetti, come la compagna di banco dell'esempio qui sopra e alla stessa maniera continuare a non considerare la loro sensibilità e la loro capacità di percepire ed emozionarsi pensando che, se non facessero male alla nostra salute, potremmo continuare a mangiarli.


Ecco perchè dicevo, all'inizio del post, che la motivazione salutista  è tutta un'altra storia!

Mentre chi ha fatto la scelta vegan per motivi etici ed antispecisti e quindi non considera inferiori individui appartenenti ad una specie diversa, ha come obbiettivo la liberazione animale, desidera un mondo senza più allevamenti, senza più circhi, senza più vivisezione, senza più gabbie di nessun tipo, desidera un mondo in cui gli animali non siano più usati per i bisogni ed il divertimento degli umani.
Per ottenere questo nuovo mondo è ovviamente necessario un cambiamento di mentalità della società, una nuova coscienza collettiva, ma questa trasformazione è un processo lungo e difficile. Per arrivare a questo passaggio, a questa nuova coscienza collettiva, credo che il primo passo sia da fare in prima persona, credo sia indispensabile cambiare innanzitutto la nostra coscienza individuale, credo che ognuno di noi possa fare una enorme differenza e possa contribuire, con le proprie scelte quotidiane, alla creazione di questo nuovo mondo. Si tratta di rimettere in gioco il nostro modo di essere ed orientarci verso una cultura della solidarietà, dell'empatia, della comprensione dell'altro, al di là delle specie.


"Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo" ... diceva Gandhi.


Ecco perchè noi vegani cerchiamo di convincere quante più persone possiamo a non mangiare più carne, sembrando a volte estremisti ...
perchè il nostro cuore è connesso a quello dei 170 miliardi di animali sterminati ogni anno nel mondo, i nostri occhi vedono quello che vedono gli occhi terrorizzati degli animali nei macelli, le nostre orecchie sentono le loro grida di paura e ne percepiamo intimamente, nella nostra anima, tutta la sofferenza.

E se pensate, come la mia amica virtuale, che ognuno deve essere libero di mangiare come vuole senza che nessun altro ne abbia qualcosa a ridire, riflettete su questa famosa frase di Martin Luther King: "la mia libertà finisce dove comincia la vostra" e quindi sul fatto che la vostra libertà di mangiare come volete dovrebbe finire dove comincia la libertà degli animali che mangiate.
Riflettete sul fatto che non si tratta semplicemente di una scelta alimentare, ma che ci troviamo di fronte ad una ingiustizia di dimensioni apocalittiche, un enorme crimine etico collettivo dinnanzi al quale tutti sarebbero indignati, se solo se ne rendessero conto, avendo quindi molto da ridire!
Noi vegani vorremmo che ogni essere umano si accorgesse di questo eccidio, e che capisse che, con il semplice cambiamento delle abitudini di ognuno di noi, tutti questi animali potrebbero essere salvati. 


Perciò, dal profondo del cuore...

vi invito ad informarvi, attraverso articoli su internet, filmati e libri, su cosa succede realmente negli allevamenti e nei macelli, su cosa c'è dietro a quei pezzi di carne esposti sui banchi del supermercato o dietro al latte che bevete ogni mattina a colazione, perchè solo chi è davvero informato può fare una scelta consapevole;

vi invito a visitare uno dei molti santuari dove vengono ospitati animali "da reddito" salvati dalle associazioni animaliste, per un percorso di conoscenza di questi animali, per poter interagire con loro, sperimentare e capire la ricchezza della loro vita emotiva;

e infine ...
vi invito ad ascoltare il vostro cuore e a fare ciò che sentite giusto. <3






per approfondire:


Santuari:
Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia
Ippoasi - Fattoria della pace
Fattoria Capre e Cavoli
Rifugio Miletta

Libri:
Il maiale che cantava alla luna
Se niente importa 
Cibo per la pace
Liberazione animale
Perchè amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche
Il dilemma dell'onnivoro
In direzione contraria
L'animale ritrovato

Filmati e documentari:
Earthlings
Vegan, cosa significa realmente
La vita emotiva degli animali da fattoria
Il discorso delle scuse
La psicologia del mangiare carne
Meat the truth

Associazioni antispeciste:
La vera bestia 
Essere animali
Oltre la specie
Agire Ora 
Animal Equality

Articoli interesanti di approfondimento:
Perchè mangiamo carne? L'analisi psicologica di Annamaria Manzoni 
Cosa accade nei mattatoi?
I pesci: la loro vita e la loro morte
Visita al macello
Lettera aperta agli "altri" di Maria Campo


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