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domenica 18 agosto 2019

Sapone alla calendula

Era da parecchio che non mi dedicavo a fare saponi. 
Dai tempi dei mercatini (e quindi dai tempi delle superproduzioni :D ) mi era rimasta una grande scorta di saponi di ogni tipo e fragranza.
Nonostante la notevole scorta però, tra il nostro utilizzo in casa ed i regali ad amici e parenti,  i saponi stavano per finire e così, prima di restare senza, ho deciso di dedicarmi all'autoproduzione del mio sapone preferito, quello alla calendula.



Per me il sapone alla calendula è il "SAPONE" per eccellenza, delicato ed adatto a tutti i tipi di pelle!



Mentre lo facevo mi sono resa conto che non ho mai pubblicato sul blog la ricetta per questo meraviglioso sapone!



Perciò eccomi qui a rimediare :-)

Prima di tutto qualche nota sulla calendula, per chi ancora non conosce le proprietà di questo solare, coloratissimo e portentoso fiore.



La calendula ha prevalentemente proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e cicatrizzanti, quindi è largamente impiegata per contrastare le infiammazioni cutanee, per favorire la cicatrizzazione delle ferite e per curare scottature ed ustioni.

Con i fiori di calendula è possibile preparare anche un ottimo oleolito, meraviglioso per la cura di bruciature e da utilizzare come doposole. Qui le indicazioni per prepararselo da sè.

Ora, se volete lanciarvi nell'autoproduzione di questo delicatissimo prodotto per l'igiene personale, il sapone alla calendula, procuratevi innanzitutto l'attrezzatura necessaria (vedi qui)

E poi gli ingredienti necessari:

OLII
  • olio di oliva 1000 g.
  • olio di ricino 150 g.
  • olio di coprah (cocco) 200 g.
  • oleolito di calendula 75 g.
  • oleolito di camomilla 75 g.

PER LA SOLUZIONE CAUSTICA
  • soda caustica 200 g.
  • acqua 450 g.

AL NASTRO

  • olio di germe di grano 45 g.
  • farina di riso 1 cucchiaino
  • petali di fiori di calendula 3 g.
  • olio essenziale puro di lavanda 5 g. 
  • olio essenziale di rosmarino 3 g.
  • olio essenziale di arancio 7 g.

Prima di procedere vi ricordo che la soda è caustica e può provocare gravi ustioni pertanto è necessario indossare i guanti, la mascherina e gli occhiali.

Inoltre per ottenere un buon sapone è indispensabile pesare tutto con assoluta precisione.

Per prima cosa pesare la giusta quantità di acqua e di soda in due contenitori di plastica resistente, quindi versare lentamente la soda nel contenitore con l'acqua, mescolando con un cucchiaio di plastica dura. Attenzione che in questa fase la soda raggiunge temperature molto alte e sprigiona vapori tossici!
Mettere da parte e lasciare che la soluzione caustica si raffreddi e raggiunga la temperatura di circa 45°.

Pesare gli olii in una pentola di acciaio e preparare tutti gli altri ingredienti che occorrono per la fase di nastro, così da averli già pronti quando sarà il momento, perché in questa fase la pasta di sapone tenderà a solidificarsi presto e quindi bisognerà addizionare gli ingredienti piuttosto velocemente.
Pesare quindi l'olio di germe di grano in una ciotolina alla quale aggiungere la farina di riso e gli olii essenziali.
Preparare anche i petali di calendula in un'altra ciotolina.

Quando la temperatura della soluzione caustica avrà raggiunto circa 55° procedere a riscaldare gli olii a fuoco lento. Fare attenzione a non riscaldare troppo gli olii, perché raggiungeranno la giusta temperatura di 45° in pochissimi minuti.

Quando gli olii e la soda avranno raggiunto entrambi la stessa temperatura di 45°, togliere gli olii dal fuoco e versare lentamente la soluzione caustica nella pentola con gli olii, mescolando con un cucchiaio di legno.
Dopo qualche girata passare ad amalgamare con il frullatore ad immersione. Man mano che si frulla la pasta di sapone cambierà consistenza, diventando sempre più cremosa e quando, alzando il frullatore e facendo colare il composto questo resterà qualche secondo sulla superficie prima di affondare, si sarà raggiunta la fase di nastro.

A questo punto aggiungere l'olio di germe di grano con farina di riso ed olii essenziali e dare qualche altra veloce frullata. 
Aggiungere poi anche i petali di calendula e mescolare delicatamente con il cucchiaio di legno. 

Non resta che colare il sapone negli stampi prescelti, coprire con pellicola trasparente e una coperta per mantenere il calore necessario alla fase di saponificazione.

Dopo circa 48 ore si potranno sformare i saponi e/o tagliarli se si è utilizzato uno stampo unico.
Quindi andranno lasciati stagionare in un luogo fresco e asciutto per circa due mesi, prima di poterli utilizzare.






Buona saponificazione :D


venerdì 2 novembre 2018

Vellutata di piselli e porri


Ciao, come state? Tutto bene dalle vostre parti? 
Con queste giornate di maltempo, con bufere, pioggia e vento che non danno tregua, ci sono stati danni un po' ovunque in questi giorni, anche dalle mie parti, in Liguria, ci sono stati parecchi problemi, soprattutto per le mareggiate.

Quello che davvero mi lascia basita è che ancora non ci rendiamo conto, soprattutto a livello governativo, che questi eventi atmosferici così violenti sono conseguenza dei cambiamenti climatici e che davvero abbiamo pochissimo tempo per invertire la folle corsa verso l'autodistruzione.  Gli esperti ce lo continuano a dire: manca pochissimo al varcare la soglia del non ritorno, ossia quando i cambiamenti della biosfera saranno ormai totalmente irreversibili. 
Si parla di 12 anni!
Ci restano 12 anni prima del disastro e invece di correre ai ripari noi che facciamo? Continuiamo ad inondare il Pianeta di plastica anziché scegliere prodotti biodegradabili, continuiamo a comprare cibo che arriva dall'altra parte del mondo anziché scegliere cibo a km zero, continuiamo a spostarci con veicoli inquinanti anche quando non necessario anziché andare di più a piedi o in bicicletta, continuiamo a cementificare ovunque anziché rispettare gli argini dei fiumi e la configurazione dei territori, continuiamo ad usare combustibili fossili per ricavare energia anziché scegliere le fonti rinnovabili, continuiamo ad inquinare con gli allevamenti intensivi anziché smettere di mangiare carne (senza considerare la sofferenza di quei poveri esseri viventi rinchiusi, torturati ed uccisi, atti per cui prima o poi pagheremo, almeno a livello karmico!), continuiamo a riempire i terreni di pesticidi e altri inquinanti rendendoli sterili anziché favorire gli ecosistemi esistenti in natura (tragico esempio, proprio di questi giorni, la legalizzazione dello scarico di fanghi contaminati da idrocarburi sui terreni agricoli previsto nella bozza del cosiddetto "Decreto Genova").  

Dobbiamo davvero imparare a vivere più sobriamente a livello individuale, ma questo ormai, purtroppo, forse non è più sufficiente, è necessario che i governi mettano subito in atto azioni concrete per salvare il salvabile di questo Pianeta.
Proprio in questi giorni ho letto nel bell'editoriale di Terra Nuova di novembre questa amara battuta di un attore satirico inglese: "Abbiamo analizzato con attenzione la possibilità di salvare il Pianeta, ma siamo giunti alla conclusione che purtroppo la cosa non è economicamente realizzabile."
L'orrenda ironia di questa bella battuta è che non mi stupirei di sentirla pronunciare realmente da qualche alto burocrate di un qualsiasi governo del mondo.
E' così assurdo che non si rendano conto che ormai i nostri stili di vita non sono proprio più sostenibili e che ci porteranno all'autodistruzione!

In attesa di una presa di coscienza mondiale e di un deciso cambio di rotta, per scacciare il freddo dal corpo e dall'animo mi sono preparata una buona vellutata calda di piselli e porri con crostini e sesamo, ecco la ricetta:

Ingredienti (per 4 persone):

  • 250 g di piselli secchi
  • 4 piccoli porri
  • 1 patata
  • 1.5 l di acqua
  • sale 
  • pepe
  • olio EVO
  • 1 spicchio di aglio
  • pane raffermo
  • semi di sesamo

La sera prima ho messo a bagno i piselli in abbondante acqua.
Il giorno dopo ho pulito e lavato i porri, li ho tagliati a rondelle e li ho fatti soffriggere in una capiente pentola insieme ad un po' di olio extravergine di oliva. 
Dopo qualche minuto ho aggiunto la patata tagliata a cubetti e i piselli, sciacquati e sgocciolati.


Ho lasciato insaporire qualche minuto e poi ho aggiunto un litro e mezzo di acqua.
Ho coperto la pentola ed ho lasciato cuocere a fuoco basso per circa un'ora dal bollore. 
A fine cottura ho aggiunto il sale ed ho frullato tutto con il mixer.
Nel frattempo ho preparato il pane per i crostini tagliandolo a piccoli cubetti. 


Ho messo un po' di olio in una padella, insieme allo spicchio d'aglio tagliato a fettine ed ho fatto cuocere per qualche minuto, fino a doratura dell'aglio. 
Ho quindi tolto le fettine di aglio dalla padella e ci ho versato i cubetti di pane, lasciandoli cuocere finché si sono ben dorati. Ho aggiunto poi una manciata di semi di sesamo ed ho lasciato cuocere ancora qualche minuto per farli tostare leggermente.


Ho servito la vellutata nelle ciotole, aggiungendo in ognuna un filo di olio ed una macinata di pepe e adagiandoci sopra i crostini al sesamo.
Buonissima!!!





domenica 5 novembre 2017

La nostra libertà finisce dove comincia la loro



Non molto tempo fa un mio contatto di Facebook ha pubblicato un suo pensiero sui vegani, dicendo che li considera estremisti nel loro voler convincere tutti a non mangiare più carne e sostenendo che ognuno deve essere libero di mangiare come vuole. Il suo pensiero era un po' più articolato, ora non ricordo esattamente le parole, ma il senso era questo.

Solitamente non commento questo genere di post per non farmi coinvolgere in polemiche inutili. 
Perchè la mia scelta di essere vegan è dettata dall'Amore, per gli animali, per il pianeta, per me stessa e per tutta l'umanità e l'energia "fumosa" scatenata dalle polemiche allontana sempre un po' dall'Amore e dal "sentire" del cuore. 
E' una scelta che sento molto importante e trovarmi a polemizzare su questo non è quello che voglio. Preferisco cercare di risvegliare la consapevolezza delle persone facendo leva sulla loro empatia, mostrando loro come anche gli animali considerati da "carne" siano sensibili, intelligenti e con una intensa vita sociale ed abbiano lo stesso diritto alla vita di ogni altro essere vivente.


Ma tornando al post su Facebook della mia amica virtuale, siccome la considero piuttosto evoluta e non trovandomi quindi di fronte al solito ottuso di turno, quella volta ho voluto commentare per cercare di far capire che la libertà di ognuno di mangiare quello che si vuole, di cui parlava lei, in realtà implicava mangiare "qualcuno", un essere senziente, e quindi privare lui della sua libertà, arrogandosi il diritto di imprigionarlo ed ucciderlo. 
Vabbè, come si può facilmente immaginare, la polemica un po' c'è stata, mio malgrado ed io non sono riuscita a far capire pienamente il mio punto di vista, quello dettato dall'Amore di cui parlavo prima, non sono riuscita a spiegarmi con il cuore aperto, non sono riuscita a comunicare, come si dice, da cuore a cuore.


E così mi è venuta voglia di scrivere un post, dedicato a tutti quelli che pensano che i vegani siano estremisti, un post per descrivere il punto di vista di chi, come me, si sente impotente davanti alla sofferenza ed alla morte di milioni di animali innocenti, sterminati ogni minuto nel mondo! Voglio cercare di spiegare quella disperazione che spinge un vegano a voler convincere tutti a non essere più complice di tutta quella sofferenza e che lo fa sembrare estremista agli occhi di qualcuno.
Voglio provare a raccontare quello che "sento" io, che credo possa essere lo stesso "sentire" di chi ha fatto la scelta vegan principalmente per motivi antispecisti (quelli salutisti sono tutta un'altra storia...e più avanti vi dico il perchè).

Innanzitutto tengo a chiarire che non è mia intenzione giudicare nessuno e che questo mio post ha come unico scopo quello di condividere il mio personalissimo punto di vista sulla questione antispecista ed il mio coinvolgimento emotivo a questo riguardo.
Penso che ognuno di noi sia innegabilmente sul suo personale percorso evolutivo e sono ben consapevole, per esperienza personale, che ognuno ha i suoi tempi per ogni cosa.
Dico "per esperienza personale" perchè ho ancora ben chiaro nella memoria di come una decina di anni fa, parlando con una mia cara amica che non mangiava carne, fossi ancora convinta che non c'era niente di male a mangiare carne, a patto che gli animali non fossero allevati in maniera intensiva e vivessero una vita decente.
E questo nonostante avessi già visto molti filmati sulla sofferenza animale per la produzione di carne, uova e latte!
Ma la carne la mangiavo fin da bambina, mi piaceva ed ero convinta che la sofferenza degli animali derivasse esclusivamente dalla forma intensiva degli allevamenti e non dallo sfruttamento in sè, con tutto quello che comporta.
Poi, solo un paio di anni dopo, ho visto (che è diverso da "guardato" ;-) ) il documentario "Earthlings" e in me è scattato qualcosa, ho sentito un "click" dentro di me e, dopo aver letteralmente singhiozzato per tutta la durata del film, ho deciso che non avrei mai più mangiato ed  utilizzato nulla che comportasse sfruttamento degli animali!


Ho sempre amato gli animali, fin da piccolissima. Ricordo ancora nitidamente il mio pianto disperato di quando a sei anni, tirando una pietra, accidentalmente colpii una lucertola alla quale si staccò la coda e ci volle parecchio a placare il mio senso di colpa e a convincermi che la lucertola  non sarebbe morta e che la coda sarebbe ricresciuta. Ricordo anche i miei pianti per convincere i miei genitori a concedermi di avere un cane. Ogni cane incontrato per strada era mio amico e non potevo fare a meno di sorridergli ed accarezzarlo (lo faccio ancora :-) ) A chi mi chiedeva cosa volessi fare da grande rispondevo: la veterinaria! :-)
Ma culturalmente mi era stato inculcato che la carne faceva bene, che fosse necessario mangiarla e che gli animali fossero stati creati appositamente per servirci...l'importante era trattarli bene, ma poi era normale sfruttarli e mangiarseli...con tutte le assurde argomentazioni che solitamente vengono portate a sostegno di questa teoria...la catena alimentare alla quale noi siamo in cima, siamo carnivori perchè abbiamo i canini, se non li mangiassimo sarebbero troppi, il latte e le uova vengono prodotti comunque e non mangiandoli andrebbero sprecati, ecc. ecc. 

Ma ci sono animali di serie A ed animali di serie B, perchè chi solitamente sostiene queste argomentazioni non mangerebbe mai un cane o un gatto, perchè nel nostro mondo occidentale è considerato normale mangiare vitelli e maiali ma non cani e gatti. Ma per un cinese è altrettanto normale mangiare cani e gatti, cosa per la quale noi solitamente ci scandalizziamo moltissimo. Ma se ci fermiamo un attimo a riflettere, che differenza c'è, da un punto di vista emotivo,  tra un cane e un vitello o tra un maiale e un gatto? Io dico che non c'è nessuna differenza perchè tutti soffrono nella stessa maniera! 
E' solo una questione culturale, è il contesto in cui viviamo che ci induce a considerare normale una cosa piuttosto che un'altra.
 

Se riusciamo però ad andare oltre i condizionamenti culturali e a lasciare più spazio alla nostra coscienza possiamo acquisire una maggiore consapevolezza e percepire in maniera diversa ciò che prima davamo per scontato. Se pensiamo autonomamente, con la mente ed il cuore aperti, senza preconcetti e condizionamenti culturali e soprattutto commerciali (gli interessi economici dietro la produzione di carne e derivati animali sono enormi!), sappiamo istintivamente, nel profondo del nostro cuore, quello che è giusto e quello che è sbagliato.
Ma perchè questo avvenga forse deve scattare qualcosa dentro di noi, deve esserci quel click di cui parlavo sopra, deve essere il momento giusto per noi, quel momento in cui la nostra coscienza si apre a nuovi orizzonti e ci fa percepire le cose diversamente.
Ad esempio, come accennavo prima, quel click per me è avvenuto otto anni fa, durante la visione di Earthlings, un documentario strutturato in maniera davvero perfetta per mettere in luce la nostra totale dipendenza dagli animali in ogni settore e per mostrare fino a dove ci siamo spinti arrogandoci il diritto di sfruttarli in ogni campo, da quello alimentare a quello dell'abbigliamento, da quello della sperimentazione scientifica a quello del divertimento.
Dopo la visione di questo film le mie convinzioni sono crollate, non ho più potuto far finta di nulla e non ho potuto fare a meno di rivoluzionare la mia vita, domandandomi come avessi potuto, fino ad allora, essere così cieca!

A mio parere, sul tema del mangiar carne ed altri alimenti di origine animale, la maggior parte delle persone è disinformata su due fronti.

Il primo è quello della mancanza di conoscenza degli animali "da reddito", la mancanza di contatto e di interazione con loro. La maggior parte di noi non ha neanche mai visto una mucca o un maiale e non ha nessuna esperienza di relazione con questi animali. 
Gli animali sono lontani, nascosti dentro capannoni, non li vediamo, non li sentiamo e non abbiamo alcun contatto con loro.
Non abbiamo idea di quanto sia morbido il pelo di un vitellino o quanto sia ruvida la sua lingua che ci lecca una mano, neanche immaginiamo la sofferenza di una mucca e del suo vitello per la separazione che avviene subito dopo la nascita, non sappiamo nulla dell'intelligenza di un maiale, non conosciamo il bisogno di socialità di una gallina o di un coniglio.
Questa mancanza di conoscenza è, a mio avviso, la causa principale della nostra scarsa empatia nei confronti di questi animali. 
Proviamo ribrezzo nei confronti dell'usanza cinese di mangiare cani e gatti e proviamo empatia per quei poveri animali ammassati nelle gabbie che vediamo in foto e filmati, solo perchè abbiamo esperienza della loro socialità, della loro capacità di provare emozioni e del loro relazionarsi con noi. 
Ma cosa succederebbe se dessimo la stessa possibilità di interagire con noi anche agli animali da allevamento? Potremmo scoprire che hanno una vita emotiva molto ricca, che sono intelligenti, che provano paura e che vogliono vivere, esattamente come noi. E allora riusciremmo forse a provare la stessa empatia vedendo una scrofa da riproduzione rinchiusa in una gabbia dove non può neanche girarsi o vedendo galline rinchiuse in gabbie sovrapposte grandi quanto una scatola di scarpe o ammassate a migliaia in capannoni, costrette a camminare sui corpi agonizzanti delle loro compagne, a volte già cadaveri, oppure forse proveremmo la stessa empatia per quei piccoli maialini castrati senza anestesia o per quei pulcini tritati vivi, solo perchè hanno avuto la sfortuna di nascere maschi.



Il secondo fronte di disinformazione è quello di cosa accade realmente negli allevamenti, per il 99% intensivi, e nei macelli. Non sappiamo nulla di come gli animali vengono allevati, quanto vivono, come vengono trasportati al macello e come vengono uccisi.
Gli allevamenti ed i macelli sono lontani dai centri abitati così che nessuno possa nè vedere nè sentire. 
In questi luoghi gli animali vengono fatti nascere, attraverso inseminazione artificiale, per essere ingrassati e poi macellati, tagliati a pezzi ed impacchettati. E questo succede anche negli allevamenti biologici.
Negli attuali allevamenti industrializzati gli animali sono costretti a vivere incatenati o chiusi in gabbie sovraffollate, privati della minima libertà di movimento, mutilati e sottoposti a costanti terapie antibiotiche ed ormonali. Capannoni costantemente illuminati, nei quali per loro è persino difficile dormire.
 
Negli allevamenti le mucche da latte vengono inseminate artificialmente in maniera continuativa (trascorrono in gravidanza nove mesi ogni anno!) e i vitelli, affinchè non bevano il latte a noi destinato, vengono separati dalla madre poco dopo la nascita, rinchiusi in minuscoli box ed alimentati in maniera inadeguata affinchè siano anemici e la loro carne resti bianca. E dopo pochi mesi di questa misera vita, vengono macellati.


Le loro madri invece vengono costrette a produrre una quantità di latte pari a 10 volte quella che sarebbe necessaria al vitello e per questo vengono alimentate con una dieta ricca di proteine concentrate, che provoca acidosi, causa di zoppie nel 25% delle mucche di questi allevamenti. All'età di cinque o sei anni, ormai stremate, queste mucche vengono macellate; si tenga conto che in natura una mucca vivrebbe circa 20 anni.
Le cose non vanno meglio negli allevamenti di galline ovaiole, dove i pulcini maschi, in quanto non produttivi, vengono gettati vivi in un tritacarne o soffocati in buste di plastica. Ai pulcini femmina, che finiranno quindi a produrre uova, viene tagliato il becco per impedire loro di beccarsi l'un l'altra a causa dello stress; questa operazione è così dolorosa che molti pulcini muoiono per lo shock. In questi allevamenti le povere galline sono costrette a vivere in gabbie piccolissime, con conseguente atrofizzazione delle ali e deformazione delle zampe e, a circa due anni, quando diventano poco produttive, vengono sgozzate per diventare carne di seconda scelta.


I polli da carne invece sono allevati in capannoni affollatissimi, con la luce sempre accesa affinchè crescano in fretta. A 45 giorni vengono uccisi, mentre in natura vivrebbero fino a 7 anni. 


E per concludere questa loro non-vita gli animali vengono portati al macello, trasportati ammassati nei camion, sfiniti dopo viaggi estenuanti, senza nè cibo nè acqua, immersi nei loro escrementi.  
Se un animale cade durante il trasporto, spesso non riesce a rialzarsi a causa del sovraffollamento e viene calpestato dagli altri animali, subendo fratture alle zampe o al bacino; questi sfortunati che non sono più in grado di camminare, una volta arrivati a destinazione, vengono trascinati fuori dai camion agganciati agli arti fratturati, in preda a dolori lancinanti. 
Gli altri, dopo essere scaricati dai camion, vengono costretti ad avanzare negli stretti corridoi verso la macellazione, spinti con oggetti contundenti e pungoli elettrici, mentre guardano impotenti e terrorizzati i loro compagni, massacrati prima di loro, sentendo l'odore del loro sangue. 


I macelli sono sempre nascosti alla vista del pubblico perchè per poter convincere le persone a nutrirsi di animali, si deve allontanare il pensiero della loro uccisione, ci deve essere separazione tra l'immagine dell'animale vivo e la sua carne da infilzare con la forchetta, tanto che questa separazione può anche diventare lessicale, ad esempio in inglese si utilizzano due parole diverse per indicare il maiale vivo e la sua carne: pig e pork. 
Se ciascuno dovesse ammazzare da sé gli animali che mangia, sicuramente la maggior parte delle persone non mangerebbe affatto carne. Infatti siamo ben contenti di delegare qualcun altro per questo compito. 
Chi lavora nei macelli è costretto a mettere in atto un meccanismo psicologico inconscio di difesa attuando un processo di desensibilizzazione che lo porta a ridurre l'essere vivente allo stato di "cosa" e che gli permette così di essere emotivamente indifferente verso quegli animali  .
Molte sono le testimonianze di chi ha lavorato nei macelli e ad un certo punto ha "sentito" l'orrore di quello che avveniva in quei luoghi. I loro racconti sono quelli di chi ha visto scrofe gravide venire letteralmente squarciate, con i feti che fuoriuscivano insieme a budella e sangue, contorcersi appese ad una zampa o di chi ha sentito le urla strazianti degli animali, ancora coscienti, sventrati, appesi a testa in giù.

Quando si parla del mangiare o meno carne, solitamente ci si dimentica dei pesci; stranamente la maggior parte delle persone non considera i pesci come animali capaci di provare dolore. Forse, siccome non sentiamo le loro urla, pensiamo che non soffrano quando muoiono, soffocati, spesso dopo lunga agonia o quando vengono gettati ancora vivi nell'acqua bollente, come succede alle aragoste.
Invece i pesci hanno un sistema nervoso complesso e, come hanno dimostrato i risultati di studi scentifici internazionali, provano paura e dolore proprio come noi e come gli altri animali. Alcuni sono anche molto intelligenti, come ad esempio il polpo, che è in grado di compiere azioni complesse.
Ormai anche i pesci, che in natura nuoterebbero per molti chilometri ogni giorno, vengono allevati in allevamenti intensivi, tenuti in spazi molto ristretti e riempiti di farmaci affinchè crescano velocemente e non rischino malattie causate proprio dal sovraffollamento. Per quanto riguarda invece i pesci pescati in mare, con le reti a strascico, dobbiamo sapere che un terzo di loro muore spesso inutilmente in quanto, rimasti intrappolati nelle reti ma considerati di scarto, vengono ributtati in mare già morti.  
I pesci sembra purtroppo che occupino un gradino ancora più basso nella nostra scala della compassione e la loro sofferenza ci fa ancora meno effetto di quella degli altri animali.



Nella nostra società l'essere umano è considerato il centro dell'universo, superiore a tutti gli altri esseri di questo pianeta e quindi in diritto di dominare chi considera inferiore, ma la nostra evoluzione dovrebbe portarci a capire che siamo tutti ospiti della nostra Madre Terra con pari diritto alla vita e ad essere rispettati nella nostra natura.
Essere vegan significa sostanzialmente far proprio questo basilare principio. Essere vegan non è quindi solo una questione di dieta o di stile di vita, ma una questione legata al nostro percepire noi stessi e tutti gli altri animali, umani e non, in una posizione di parità.
Chi sceglie una dieta vegana perchè mangiare carne e prodotti animali fa male alla salute (e su questo ormai non c'è più alcun dubbio!), non lo fa per quel rispetto dovuto agli altri animali ed alla Madre Terra di cui parlavo prima, ma lo fa preoccupandosi solo della sua salute, continuando a considerare se stesso, e quindi in senso più ampio l'Uomo, al centro dell'Universo, continuando a sentirsi superiore.

A questo proposito vi riporto un esempio molto significativo che ho trovato durante le mie ricerche e che mi ero appuntata, ma che non riesco più a ricondurre alla fonte (se qualcuno lo riconosce come suo me lo faccia sapere e indicherò più che volentieri la fonte :-) ):


"Un bambino prende a calci la compagna di banco e la maestra subito lo riprende dicendo di smetterla immediatamente. Il bambino, visto che si diverte un mondo, chiede il perché, perché mai dovrebbe smetterla? E la maestra, allora, gli risponde che prendendo a calci la compagna di banco si fa male ai piedi, gli verranno i lividi e, addirittura, potrebbe diventare zoppo.
Perché una risposta del genere farebbe accapponare la pelle?

Ovvio, no? Si tratta di una risposta che non tiene minimamente conto che la compagna di banco è una bambina anche lei, che soffre, che ha una sua vita, una sua sensibilità, un suo modo di esprimersi e di stare al mondo. La compagna di banco viene letteralmente annullata, è come se non esistesse, diventa un oggetto. Per trasformare una persona in un oggetto basta non considerare più la sua sensibilità, il suo essere soggetto di una vita, la sua capacità di percepire e di emozionarsi. È facile, no? A questo punto, è come se quel bambino prendesse a calci un oggetto e la maestra gli dicesse di smetterla perché quell'oggetto è duro e gli farà male. Ma se l'oggetto fosse un cuscino non ci sarebbero problemi, si potrebbe continuare a prenderlo a calci!"

Smettere di mangiare carne solo perchè fa male alla salute significa considerare gli animali al pari di oggetti, come la compagna di banco dell'esempio qui sopra e alla stessa maniera continuare a non considerare la loro sensibilità e la loro capacità di percepire ed emozionarsi pensando che, se non facessero male alla nostra salute, potremmo continuare a mangiarli.


Ecco perchè dicevo, all'inizio del post, che la motivazione salutista  è tutta un'altra storia!

Mentre chi ha fatto la scelta vegan per motivi etici ed antispecisti e quindi non considera inferiori individui appartenenti ad una specie diversa, ha come obbiettivo la liberazione animale, desidera un mondo senza più allevamenti, senza più circhi, senza più vivisezione, senza più gabbie di nessun tipo, desidera un mondo in cui gli animali non siano più usati per i bisogni ed il divertimento degli umani.
Per ottenere questo nuovo mondo è ovviamente necessario un cambiamento di mentalità della società, una nuova coscienza collettiva, ma questa trasformazione è un processo lungo e difficile. Per arrivare a questo passaggio, a questa nuova coscienza collettiva, credo che il primo passo sia da fare in prima persona, credo sia indispensabile cambiare innanzitutto la nostra coscienza individuale, credo che ognuno di noi possa fare una enorme differenza e possa contribuire, con le proprie scelte quotidiane, alla creazione di questo nuovo mondo. Si tratta di rimettere in gioco il nostro modo di essere ed orientarci verso una cultura della solidarietà, dell'empatia, della comprensione dell'altro, al di là delle specie.


"Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo" ... diceva Gandhi.


Ecco perchè noi vegani cerchiamo di convincere quante più persone possiamo a non mangiare più carne, sembrando a volte estremisti ...
perchè il nostro cuore è connesso a quello dei 170 miliardi di animali sterminati ogni anno nel mondo, i nostri occhi vedono quello che vedono gli occhi terrorizzati degli animali nei macelli, le nostre orecchie sentono le loro grida di paura e ne percepiamo intimamente, nella nostra anima, tutta la sofferenza.

E se pensate, come la mia amica virtuale, che ognuno deve essere libero di mangiare come vuole senza che nessun altro ne abbia qualcosa a ridire, riflettete su questa famosa frase di Martin Luther King: "la mia libertà finisce dove comincia la vostra" e quindi sul fatto che la vostra libertà di mangiare come volete dovrebbe finire dove comincia la libertà degli animali che mangiate.
Riflettete sul fatto che non si tratta semplicemente di una scelta alimentare, ma che ci troviamo di fronte ad una ingiustizia di dimensioni apocalittiche, un enorme crimine etico collettivo dinnanzi al quale tutti sarebbero indignati, se solo se ne rendessero conto, avendo quindi molto da ridire!
Noi vegani vorremmo che ogni essere umano si accorgesse di questo eccidio, e che capisse che, con il semplice cambiamento delle abitudini di ognuno di noi, tutti questi animali potrebbero essere salvati. 


Perciò, dal profondo del cuore...

vi invito ad informarvi, attraverso articoli su internet, filmati e libri, su cosa succede realmente negli allevamenti e nei macelli, su cosa c'è dietro a quei pezzi di carne esposti sui banchi del supermercato o dietro al latte che bevete ogni mattina a colazione, perchè solo chi è davvero informato può fare una scelta consapevole;

vi invito a visitare uno dei molti santuari dove vengono ospitati animali "da reddito" salvati dalle associazioni animaliste, per un percorso di conoscenza di questi animali, per poter interagire con loro, sperimentare e capire la ricchezza della loro vita emotiva;

e infine ...
vi invito ad ascoltare il vostro cuore e a fare ciò che sentite giusto. <3






per approfondire:


Santuari:
Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia
Ippoasi - Fattoria della pace
Fattoria Capre e Cavoli
Rifugio Miletta

Libri:
Il maiale che cantava alla luna
Se niente importa 
Cibo per la pace
Liberazione animale
Perchè amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche
Il dilemma dell'onnivoro
In direzione contraria
L'animale ritrovato

Filmati e documentari:
Earthlings
Vegan, cosa significa realmente
La vita emotiva degli animali da fattoria
Il discorso delle scuse
La psicologia del mangiare carne
Meat the truth

Associazioni antispeciste:
La vera bestia 
Essere animali
Oltre la specie
Agire Ora 
Animal Equality

Articoli interesanti di approfondimento:
Perchè mangiamo carne? L'analisi psicologica di Annamaria Manzoni 
Cosa accade nei mattatoi?
I pesci: la loro vita e la loro morte
Visita al macello
Lettera aperta agli "altri" di Maria Campo


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