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mercoledì 25 dicembre 2019

Abbi Cura di Te

Un brevissimo post per lasciarvi un saluto e augurarvi/ci un Sereno Natale, un Natale di Luce, che illumini il nostro cammino.

Che si possa tutti utilizzare questi giorni per coltivare riposo, lentezza, silenzio e per prenderci cura di noi stessi, innaffiando e nutrendo quel seme che è dentro di noi, affinché si possa osare fiorire ed Essere davvero, qui e ora. 

Vi lascio questa canzone, Abbi Cura di Te, a mio parere molto bella...


giovedì 31 ottobre 2019

Il silenzio è cosa viva


Per chi ancora passa di qui ogni tanto o per chi ci arriva per la prima volta, oggi voglio condividere qui sul blog una piccola parte di un bellissimo libro.

Si tratta di "Il silenzio è cosa viva" di Chandra Livia Candiani.


L'autrice è una poetessa, traduttrice di testi buddhisti e conduttrice di corsi di meditazione.
Il libro di cui vi parlo è un saggio sulla meditazione pubblicato l'anno scorso da Giulio Einaudi Editore, nella collana Vele.

Riporto qui di seguito, integralmente tratto dal libro, il capitolo "L'arte di meditare", che a mio parere è davvero una importante testimonianza di cosa è la meditazione di consapevolezza ... per sintetizzare usando le parole della Candiani meditare è un'arte, è entrare in intimità con quello che ci accade, è seminagione di sacro nell'ovvietà quotidiana.

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L'arte di meditare

Ho letto una storia Sufi: "Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne. L'asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava al da farsi. Infine, il contadino prese una decisione crudele: concluse che l'asino era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo. Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l'animale dal pozzo. Al contrario, chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l'asino. Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo. L'asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo e pianse disperatamente. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase zitto. Il contadino allora si decise a guardare verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide. A ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l'asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra. In questo modo, in poco tempo, l'asino riuscì ad arrivare fino all'imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando".
Meditare non è cercare vie d'uscita, ma piuttosto vie d'entrata. E' questo che fa l'asino. Entra nella sua situazione, sente la disperazione, grida, poi accoglie quello che sta succedendo, non ne resta sommerso, non è vittima della situazione, si scrolla di dosso la terra e quella stessa terra diventa la sua risorsa.
Il mondo è pieno di persone che danno ricette per disfarsi di qualsiasi cosa ci opprima, per non sentire o entrare in un'illusione anestetizzante. La pratica della consapevolezza, invece, insegna a stare, a entrare in intimità con quello che ci accade, e il paradosso è che questa intimità è impersonale. Non restiamo invischiati nell'autonarrazione, l'intimità della meditazione è contatto con il tessuto dell'esperienza, con la percezione diretta e non mediata dai concetti di quanto accade, del suo impatto su di noi. E questa giusta vicinanza ci permette di  arrivare non più a una reazione ma a una risposta. Non ci confina in una sorridente passività, ma anzi, l'accoglienza di quel che ci accade porta con sé l'energia di una giusta azione che si stacca da noi quando il tempo è maturo, e va nel mondo. 

Meditare ha la stessa radice di medicina, è cura e prendersi cura. La parola pali per meditazione è bhavana, causativo del verbo essere, dunque portare a essere, ossia coltivare. Si tratta di coltivare la mente-cuore. In pali, sono una parola sola: citta. E già questo fa avvertire la portata della differenza tra la nostra cultura occidentale di pensiero dissezionante e separativo e una cultura della non separatezza, del nesso. Noi abbiamo due stereotipi a cui badare per non cadere in equivoci depistanti: che la meditazione sia cogitazione e che la meditazione sia sospensione di qualsiasi impatto sensoriale e psichico e immersione in un dolce nulla. 

Meditare non è nemmeno una tecnica, ma un'arte. Dell'arte quindi ha il rischio, l'improvvisazione, lo studio e la dimenticanza dello studio, la dedizione, la leggera e misurata follia, la precarietà, la vocazione, l'invasione nella vita quotidiana, la spellatura. Noi conosciamo nei riflessi e nelle bucce, sbucciandoci. Seguendo una Via bisogna rischiare la pelle. Se la meditazione non dilaga nella vita quotidiana, se non sfida quello che chiamiamo "il mio carattere", se non comprendiamo che tutto è meditazione, entrare in casa, uscire di casa, fare le scale, mettersi, togliersi le scarpe, cucinare, parlare, mangiare, dormire, lavorare, fare l'amore, riduciamo la meditazione a una stampella, una protesi che acquieta un tantino la nostra vita che resta sempre la stessa, centrata sull'io.

Dice Lao Tzu:
"Fai attenzione ai tuoi pensieri, perché diventano parole.
Fai attenzione alle tue parole, perché diventano le tue azioni.
Fai attenzione alle tue azioni, perché diventano abitudini. 
Fai attenzione alle tue abitudini, perché diventano il tuo carattere.
Fai attenzione al tuo carattere, perché diventa il tuo destino".
Essere presenti significa essere presenti al proprio io come a un oggetto di studio. L'io non è la presenza; può parlare per ore della presenza, ma noi sentiamo se è l'io a parlare e non ci raggiunge che vuota erudizione, una fila di parole senza vigore, perché dove c'è presenza non può esserci io e solo la presenza ci raggiunge e ci trasforma.
Attorno all'io ruotano pensieri ed emozioni, l'io è la loro solidificazione, si sente il centro di tutto, le cose esistono solo in relazione a me: mi piacciono, non mi piacciono, mi adulano, mi minacciano, sto sempre difendendo il territorio dell'io. 
Il rischio della solidificazione è ovunque, anche sul sentiero interiore, ed è quello di creare un io ideale, un io meditante, saggio, imperturbabile, che snocciola insegnamenti a piè sospinto. Quando siamo invece nella presenza, sappiamo esitare, fare silenzio, sappiamo non sapere. Il giorno dopo la morte di mia sorella, Gigi, un sacerdote non convenzionale, un servitore del bene e del bello, mi ha chiamato, senza sapere nulla di quello che mi era successo. Dopo i primi saluti, gliel'ho subito semplicemente detto. E lui ha esclamato: "Oddio, oddio, oddio!" Ho sentito la sua totale partecipazione, il suo sbucciarsi con me, ho sentito il mio dolore e la sua immediata compagnia. Mi ha aiutato più di qualsiasi frase dotta o consiglio accorto.
Per essere nella presenza, devo coltivare a lungo uno sguardo sull'io, anziché guardare tutto dai suoi occhi. Anziché guardare il mondo dalla rabbia, dalla tristezza, dall'eccitazione, guardo la rabbia, la tristezza, l'eccitazione. La presenza è riconoscere quello che c'è, riconoscere la calma, riconoscere il movimento dei pensieri, non preferire la calma al movimento dei pensieri, non scegliere. La presenza è smettere di aver paura della propria delicatezza.
Ciò che osserva la paura non è spaventato, ciò che osserva la rabbia non è arrabbiato.
Nella presenza c'è discontinuità rispetto all'io. Per sentire la presenza, bisogna fare un passo fuori dall'io, dalle reazioni mentali di cui è fatto, dalle identificazioni che coprono la sua paura di essere nulla. 
Il modo in cui guardiamo al nostro io è essenziale quanto lo sguardo stesso. Va allenato uno sguardo tenero, compassionevole, uno sguardo fermo che vede i limiti ma non si trasforma in giudice, in critico puntiglioso e acido, né in risolutore dei problemi altrui.
In noi c'è qualcosa che non pretende e non si impone, qualcosa che semplicemente è. Un puro conoscere sorridente.
C'è un punto in cui il dolore diventa anonimo e le cause contingenti, per quanto gravi, sono solo il nome e la forma che un'energia molto più antica assume in quel momento, è l'energia di essere al mondo, di avvertirsi separati e di percepire la nostalgia e il richiamo dell'unità. Ogni desiderio racchiude questo desiderio radicale, ritornare alle stelle, non essere più nella distanza. 
Essere in contatto con la fonte del desiderio, con il nostro costante mancare, è l'essenza della meditazione. Essere alla fonte è smettere di desiderare, perché si abita il desiderio, si è desiderio senza più oggetto, e il cambiamento inizia accogliendo se stessi, la nostra incompiutezza, la nostra mancanza e tensione verso, cercando di non migliorarsi né cambiarsi, aspettando, attendendo alla trasformazione che arriverà quando il tempo del sostare sarà maturo.

Un giorno il Buddha, davanti a migliaia di discepoli, anziché insegnare parlando, in totale silenzio alzò un fiore di loto. In tanti si chiesero il significato, probabilmente molti si diedero risposte erudite, profonde, raffinate. Solo Kashyapa si limitò a guardare il Buddha e a sorridere. E il Buddha seppe che Kashyapa aveva visto la sospensione, il mondo fluttuante, la nostra comune evanescenza e le aveva sorriso. Vide il suo Risveglio. 
La meditazione è seminagione di sacro nell'ovvietà quotidiana. 

Una giornalista chiese al grande Maestro thailandese Ajahn Chan di fargli alcune domande sulla sua pratica meditativa. 
Chiese: "Perché pratichi?" "Come pratichi?" "Quali sono i risultati?"
Ajahn Chan rispose: "Perché mangi?" "Come mangi?" "Con quali risultati?"

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Io ho trovato questo libro di una profondità disarmante, commovente, carico di poesia e sacralità, scritto con parole tali da rendere perfettamente chiari i concetti, portarli nella quotidianità così da permetterne l'interiorizzazione, sentendoli, assaporandoli. 
Vi invito quindi a leggerlo, sia che siate solo incuriositi dalla meditazione, sia che siate già praticanti. 

Buon cammino consapevole.


Il Silenzio è Cosa Viva
L'arte della meditazione
€ 12,00

mercoledì 19 giugno 2019

La locanda



Ciao! :-) 

Faccio brevemente capolino tra queste pagine per condividere una bellissima poesia del grande poeta persiano Rumi, una poesia che ci invita ad essere grati per ogni cosa che arriva nella nostra vita <3 

La locanda

L'essere umano è come una locanda, 
ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.

Una gioia, una depressione, una meschinità,
qualche momento di consapevolezza arriva di tanto in tanto, 
come un visitatore inatteso.

Dai il benvenuto a tutti, 
intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri 
che devasta violenta la casa, 
spogliandola di tutto il mobilio, 

lo stesso tratta ogni ospite con onore, 
potrebbe darsi che ti stia liberando
in vista di nuovi piaceri.

Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia, 
vai incontro sulla porta ridendo, 
e invitali a entrare.

Sii grato per tutto quel che arriva, 
perché ogni cosa è stata mandata 
come guida dall'aldilà. 

Jalal al-Din Rumi


Un caro saluto a voi che vi trovate a passare di qua ... 
buona vita <3

lunedì 31 dicembre 2018

Niente è più grande delle piccole cose


Stasera voglio condividere con voi un bellissimo brano estratto dall' ultimo lavoro teatrale di Simone Cristicchi, "Manuale di volo per uomo".
L'ho ascoltato oggi, letto dall'autore, ospite a Radio2 e mi è piaciuto moltissimo.
Questa la recensione dello spettacolo sul sito del distributore, Corvino Produzioni:


"Simone Cristicchi continua a stupire il pubblico teatrale con una nuova invenzione drammaturgica, stavolta ambientata nel mondo attuale. Una favola metropolitana ricca di emozioni, musica e poesia.
Nello spettacolo “Manuale di Volo per Uomo”, Cristicchi interpreta un quarantenne rimasto bambino, con un problema preoccupante: qualunque cosa guardino i suoi occhi - dal fiore di tarassaco cresciuto sull'asfalto, ai grandi palazzi di periferia - tutto è stupefacente, affascinante, meraviglioso!
Per molti è un “ritardato” da compatire, per alcuni un genio. Sicuramente è un tipo strano, che ama dipingere un mondo tutto suo, contare le lettere che formano le parole delle frasi, camminare lentissimo seguendo una sua indecifrabile traiettoria.
In realtà, Raffaello è un “Super-Sensibile”, e in quanto eroe possiede dei poteri speciali: la sua mente fotografica è dotata di una lente di ingrandimento che mette a fuoco i particolari, i dettagli che sfuggono agli altri esseri umani; cose minuscole e apparentemente insignificanti che nascondono però un’infinita bellezza, forse perché “niente è più grande delle piccole cose!”.
Nel racconto poetico e surreale del suo microcosmo, Raffaello descrive vicende minime ed universali del suo affollato quartiere, la grande città che fa paura, il paradiso della Ferramenta dove tutto è catalogato alla perfezione; e poi meccanici romantici, emarginati invisibili, terribili guardiani di garage.
Forse "volare" significa non sentirsi soli, avere il coraggio di buttarsi nella vita, mantenendo intatto il bambino dentro di noi.
E soprattutto non lasciarsi sfuggire la bellezza che ci circonda.
“Manuale di volo per uomo”: una mappa geografica dell’anima, che lo aiuterà a trovare il suo posto nel mondo."


«Credo nello sguardo della Gioconda e nei disegni dei bambini. Nell’odore dei panni stesi, del ciambellone e in quello delle mani di mia madre.
Credo che quando la barbarie diventa normalità, la tenerezza è l’unica insurrezione.
Credo che la vera gioia è riuscire a sentirsi parte di un paesaggio incantevole, pur non essendo altro che un granello di sabbia.
Credo che la lingua di Dio è il silenzio, e il suo corpo la Natura.
Credo che non siano le grandi rivoluzioni o le ideologie, ma i piccoli gesti a cambiare il mondo perché niente è più grande delle piccole cose.
Credo alla potenza del soffione, quel piccolo fiore selvatico che cresce ostinato tra le pieghe dell’asfalto e che anche tra mille difficoltà, riesce comunque a germogliare e a diventare fiore.
Credo che chi non vive il presente, sarà sempre imperfetto. Anche da trapassato.
Credo che la vera sfida è debuttare ogni giorno, tutto il resto è repertorio.
Credo che chi ha bisogno di nemici, non è in pace con se stesso.
E credo che non sia la bellezza che salverà il mondo, ma siamo noi che dobbiamo salvare la bellezza.
Credo che non bisogna cercare la felicità, ma solo proteggerla.
Credo che non c’è peggior peccato che non stupirsi più di niente e che tutta l’intelligenza e la cultura del mondo resti muta e si inchini davanti a questo grande mistero, al miracolo di questa vita che va avanti, nonostante tutto, che non si ferma, che si trasforma ogni secondo.
Perché la vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere.»



Il mio augurio per il nuovo anno, che è ormai alle porte, è questo:

che possiamo essere forti e fiorire come i soffioni selvatici, che crescono e fioriscono nonostante le mille difficoltà, 

che possiamo vivere il presente e sentirci sempre perfetti esattamente così come siamo, 

che possiamo continuare a meravigliarci del miracolo della vita e del suo trasformarsi ad ogni secondo,

che possiamo riuscire a vedere sempre la bellezza delle piccole cose, perché niente è più grande delle piccole cose!

Buon 2019!




domenica 23 dicembre 2018

Auguri

...possa questo Natale portare felicità, pace, salute, amore, serenità, allegria e tempo a tutti gli esseri...

Vi lascio questa bellissima poesia di Elli Michler 



Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;


se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non
solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.


ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.


Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti


e non soltanto per guardarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per toccare le stelle


e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.


Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.


Ti auguro tempo anche per perdonare.


Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.


venerdì 2 novembre 2018

Vellutata di piselli e porri


Ciao, come state? Tutto bene dalle vostre parti? 
Con queste giornate di maltempo, con bufere, pioggia e vento che non danno tregua, ci sono stati danni un po' ovunque in questi giorni, anche dalle mie parti, in Liguria, ci sono stati parecchi problemi, soprattutto per le mareggiate.

Quello che davvero mi lascia basita è che ancora non ci rendiamo conto, soprattutto a livello governativo, che questi eventi atmosferici così violenti sono conseguenza dei cambiamenti climatici e che davvero abbiamo pochissimo tempo per invertire la folle corsa verso l'autodistruzione.  Gli esperti ce lo continuano a dire: manca pochissimo al varcare la soglia del non ritorno, ossia quando i cambiamenti della biosfera saranno ormai totalmente irreversibili. 
Si parla di 12 anni!
Ci restano 12 anni prima del disastro e invece di correre ai ripari noi che facciamo? Continuiamo ad inondare il Pianeta di plastica anziché scegliere prodotti biodegradabili, continuiamo a comprare cibo che arriva dall'altra parte del mondo anziché scegliere cibo a km zero, continuiamo a spostarci con veicoli inquinanti anche quando non necessario anziché andare di più a piedi o in bicicletta, continuiamo a cementificare ovunque anziché rispettare gli argini dei fiumi e la configurazione dei territori, continuiamo ad usare combustibili fossili per ricavare energia anziché scegliere le fonti rinnovabili, continuiamo ad inquinare con gli allevamenti intensivi anziché smettere di mangiare carne (senza considerare la sofferenza di quei poveri esseri viventi rinchiusi, torturati ed uccisi, atti per cui prima o poi pagheremo, almeno a livello karmico!), continuiamo a riempire i terreni di pesticidi e altri inquinanti rendendoli sterili anziché favorire gli ecosistemi esistenti in natura (tragico esempio, proprio di questi giorni, la legalizzazione dello scarico di fanghi contaminati da idrocarburi sui terreni agricoli previsto nella bozza del cosiddetto "Decreto Genova").  

Dobbiamo davvero imparare a vivere più sobriamente a livello individuale, ma questo ormai, purtroppo, forse non è più sufficiente, è necessario che i governi mettano subito in atto azioni concrete per salvare il salvabile di questo Pianeta.
Proprio in questi giorni ho letto nel bell'editoriale di Terra Nuova di novembre questa amara battuta di un attore satirico inglese: "Abbiamo analizzato con attenzione la possibilità di salvare il Pianeta, ma siamo giunti alla conclusione che purtroppo la cosa non è economicamente realizzabile."
L'orrenda ironia di questa bella battuta è che non mi stupirei di sentirla pronunciare realmente da qualche alto burocrate di un qualsiasi governo del mondo.
E' così assurdo che non si rendano conto che ormai i nostri stili di vita non sono proprio più sostenibili e che ci porteranno all'autodistruzione!

In attesa di una presa di coscienza mondiale e di un deciso cambio di rotta, per scacciare il freddo dal corpo e dall'animo mi sono preparata una buona vellutata calda di piselli e porri con crostini e sesamo, ecco la ricetta:

Ingredienti (per 4 persone):

  • 250 g di piselli secchi
  • 4 piccoli porri
  • 1 patata
  • 1.5 l di acqua
  • sale 
  • pepe
  • olio EVO
  • 1 spicchio di aglio
  • pane raffermo
  • semi di sesamo

La sera prima ho messo a bagno i piselli in abbondante acqua.
Il giorno dopo ho pulito e lavato i porri, li ho tagliati a rondelle e li ho fatti soffriggere in una capiente pentola insieme ad un po' di olio extravergine di oliva. 
Dopo qualche minuto ho aggiunto la patata tagliata a cubetti e i piselli, sciacquati e sgocciolati.


Ho lasciato insaporire qualche minuto e poi ho aggiunto un litro e mezzo di acqua.
Ho coperto la pentola ed ho lasciato cuocere a fuoco basso per circa un'ora dal bollore. 
A fine cottura ho aggiunto il sale ed ho frullato tutto con il mixer.
Nel frattempo ho preparato il pane per i crostini tagliandolo a piccoli cubetti. 


Ho messo un po' di olio in una padella, insieme allo spicchio d'aglio tagliato a fettine ed ho fatto cuocere per qualche minuto, fino a doratura dell'aglio. 
Ho quindi tolto le fettine di aglio dalla padella e ci ho versato i cubetti di pane, lasciandoli cuocere finché si sono ben dorati. Ho aggiunto poi una manciata di semi di sesamo ed ho lasciato cuocere ancora qualche minuto per farli tostare leggermente.


Ho servito la vellutata nelle ciotole, aggiungendo in ognuna un filo di olio ed una macinata di pepe e adagiandoci sopra i crostini al sesamo.
Buonissima!!!





domenica 1 aprile 2018

Gratitudine e rinascita

Vi capita mai di rendervi conto che state dando per scontate le cose o le persone della vostra vita? 
Accorgervi di non essere abbastanza grati per ciò che avete, per le persone o gli animali che avete accanto, per il luogo in cui vivete, per la vostra casa, il vostro giardino, la vostra vita...

A me è capitato proprio ieri sera, leggendo il post di Cristiana, sul suo blog Dove gira il sole ... un vero e proprio inno alla primavera, vista attraverso le fioriture del suo giardino e raccontata con lo stupore di un bambino e con la gratitudine nel cuore per l'esperienza di avere un giardino dal quale poter seguire le stagioni.

E mi ha fatto riflettere, perché questo è il giusto atteggiamento che dovremmo avere nella vita, dovremmo guardare alla vita con gli occhi ed il cuore aperti di un bambino, con gratitudine per tutto ciò che la vita ci offre, dando valore ad ogni attimo.

E mi ha ricordato che troppo spesso perdo la consapevolezza di quanto è ricca la mia vita e quanto troppo poco sono grata all'universo per ciò che ho...

E allora in questo giorno di Pasqua, che per me è rinascita e rinnovamento, voglio esprimere la mia gratitudine perché ...

posso guardare il mare e lasciar spaziare lo sguardo verso l'orizzonte, sentire il suo profumo di salsedine e respirarne la brezza, lasciarmi cullare dal rilassante rumore delle onde

posso accarezzare il morbido pelo dei miei gatti e del mio cane, posso godere del loro amore incondizionato ed imparare molto da loro e perché ho avuto il privilegio di poter condividere un pezzetto di cammino con gli animali che ora non ci sono più e che mi hanno insegnato molto

sono potuta diventare consapevole a livello profondo dello sfruttamento animale, consapevolezza che mi ha portato a diventare vegana e che ha cambiato la mia vita e la mia visione del mondo 

vivo in campagna e posso godere ogni giorno dello splendore della natura, dell'alternarsi delle stagioni, della rinascita primaverile degli alberi, del canto degli uccelli, del gracchiare delle rane in estate, del cielo stellato, dei frutti del mio orto e dei profumi dei fiori

ho una casa calda, accogliente, in armonia con la natura, dove rifugiarmi e sentirmi al sicuro

mi sento amata dalle persone a me care

perché ho accesso all'elettricità, all'acqua calda, ad un letto comodo e a molti altri comfort a cui più di un miliardo di persone nel mondo ancora non ha accesso

posso permettermi qualche piccolo viaggio e scoprire luoghi nuovi, nuove tradizioni, imparare cose nuove, avvicinandomi a ciò che è diverso

ho la possibilità di fare nuove esperienze orientate alla mia crescita personale e spirituale, sperimentando ed aumentando la mia consapevolezza giorno dopo giorno 

L'elenco delle cose per cui sono grata potrebbe continuare all'infinito, queste sono solo alcune delle cose che sento più importanti e che ho voluto condividere per augurare a voi e a me stessa una buona rinascita, un buon rinnovamento, che possiamo avere occhi nuovi per guardare la nostra vita e la curiosità per imparare sempre da ogni esperienza con gratitudine, accompagnati sempre dall'Amore.

Vi lascio qualche foto del mio giardino in rinascita...

Aiuola di primule

La calendula che uso per i miei saponi ed i miei oleoliti

Rosmarino

Viole selvatiche

Albicocco nato da un seme, non innestato

Tartarughe appena uscite dal letargo, ancora sporche di terra e un po' assonnate :-) 

Iris viola

Arbusto di Weigelia

Albero di pere coscia

siepe di viburno

Gelsomino giallo

Iris bianco

ciclamino rosa

Piantina inselvatichita con fiorellini molto carini, ma di cui non ricordo il nome (neanche l'app Plantnet mi ha aiutato :-( )

tarassaco in fiore










domenica 21 gennaio 2018

A lungo durerà il mio viaggio


A lungo durerà il mio viaggio
e lunga è la via da percorrere.

Uscii sul mio carro ai primi albori
del giorno, e proseguii il mio viaggio
attraverso i deserti del mondo
lasciai la mia traccia
su molte stelle e pianeti.

Sono le vie più remote 
che portano più vicino a te stesso;
è con lo studio più arduo che si ottiene
la semplicità d'una melodia.

Il viandante deve bussare
a molte porte straniere
per arrivare alla sua, 
e bisogna viaggiare
per tutti i mondi esteriori
per giungere infine al sacrario
più segreto all'interno del cuore.

I miei occhi vagarono lontano
prima che li chiudessi dicendo:
"Eccoti!"

Il grido e la domanda: "Dove?"
si sciolgono nelle lacrime
di mille fiumi e inondano il mondo
con la certezza: "Io sono!"

Rabindranath Tagore



martedì 19 dicembre 2017

Albero di Natale con mopur, formaggio veg e noci

Come va con la creazione del menù natalizio? Avete già pensato a tutte le ricette da realizzare in questi giorni di festa?
Io sto sperimentando un po' di ricette da inserire nel menù del giorno di Natale, ovviamente tutte cruelty free :-)

In questo periodo di feste vorrei invitare tutti a fare qualche riflessione sulle sofferenze inflitte agli animali, che in occasione del Natale sono ancora peggiori.
Per tradizione a Natale tutte le tavole sono imbandite con abbondante cibo e spesso quel "cibo" sono pezzi di poveri animali, sovente cuccioli, che hanno sofferto, provato paura e dolore solo per finire nelle nostre tavole; vite innocenti sacrificate per la nostra gola!
E' possibile preparare un intero menù di Natale al 100% vegetale, senza rinunciare al gusto ed alla presentazione. 
Perciò vi invito a scegliere un menù senza crudeltà per un Natale più "buono", in tutti i sensi...i vantaggi sono molti: si salvano gli animali, si ha un minor impatto ambientale, si tutela la propria salute e si risparmia sulla spesa!

Il Natale è una festa che dovrebbe celebrare l'Amore, per ogni essere vivente! Pensateci!

Nelle mie sperimentazioni culinarie natalizie sono rimasta molto soddisfatta da una ricetta veloce da realizzare, gustosa e di grande effetto anche dal punto di vista della presentazione... un alberello natalizio fatto di pasta sfoglia, ripieno di mopur, erborisetto e noci, perfetto come antipasto o con l'aperitivo.

Eccolo, vi piace?




Se volete provarlo ecco cosa vi occorre:

- 2 rotoli di pasta sfoglia
- 1 confezione di mopur aromatico (quello scuro dal gusto più intenso)
- 1 confezione di erborisetto o altro formaggio vegetale gustoso 
- 30 gr di noci spezzettate
- olio evo

per decorare:

- ribes rosso
- foglioline fresche di maggiorana 

Come formaggio vegetale io ho usato l'erborisetto, che è una specie di stracchino di riso con aggiunta di alghe ed è molto saporito, il suo gusto si avvicina parecchio a quello del gorgonzola.



Srotolare la pasta sfoglia, stenderla leggermente con un mattarello e poi ritagliare la forma di un albero da entrambe le sfoglie.



Quindi ricoprire una delle due sagome con le fette di mopur e poi con l'erborisetto tagliato a fettine.




Poi distribuire sulla superficie le noci spezzettate.



Ricoprire con l'altra sagoma di pasta sfoglia e con una rotella tagliapasta o tagliapizza praticare dei tagli orizzontali a formare i rami dell'albero.



Quindi attorcigliare ogni ramo. E infine spennellare tutta la superficie con olio evo.



Cuocere in forno statico preriscaldato a 200° per 25-30 minuti.
A cottura ultimata decorare con le foglioline di maggiorana e il ribes.



Con i ritagli di pasta sfoglia ho fatto dei fagottini con pere, cioccolato e noci......buonissimi!!!







Sperando che sempre più persone scelgano di festeggiare in maniera più sobria, con una lista della spesa a chilometri zero, senza sprechi, optando per regali utili, solidali, sostenibili e magari autoprodotti, addobbi natalizi riciclabili o naturali e preferibilmente handmade...  

...auguro a tutti un sereno Natale <3


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